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lunedì 3 settembre 2012

Cosa fare quando scrivere diventa difficile?


Negli ultimi due mesi scrivere si è fatto molto difficile, sempre più di frequente mi trovo a scrivere e riscrivere le stesse cinque righe per un’ora perché non riesco ad esprimere ciò che penso con la necessaria intensità o non trovo in quanto ho scritto una forma abbastanza elegante o, più semplicemente, non riesco a mettere per iscritto i pensieri. Questa è la descrizione per esteso di quanto già ben espresso dai numeri: luglio era stato il peggior mese dell’anno, con una flessione del 40% rispetto alla media precedente, agosto ha perso un altro 20% abbondante.
Mi piacerebbe poter dare la colpa al caldo od agli impegni, ma se sono riuscito ad andare a correre con 35 gradi ed il 98% di umidità, perché quando ero a casa con l’ausilio del ventilatore non sono stato capace di scrivere? Fino a qualche mese fa riuscivo a stare al computer per 10, 12 14 ore senza quasi rendermene conto ed ora ogni qual volta mi trovo davanti ad un passaggio più complicato colgo la palla al balzo per distrarmi e fare qualche cosa d’altro. Minuti rubati che si accumulano l’uno sull’altro e fanno si che di ogni ora restino forse una ventina di minuti di produttività vera e propria.
Inoltre mi rendo conto che mentre prima, nel fare altro, venivo colto da pensieri per qualche scena/battuta/sviluppo della storia ora mentre sto scrivendo il pensiero si allontana ed in generale è più facile che mi vengano illuminazioni riguardanti argomenti completamente diversi.
Che fare in una situazione come questa? Ho già provato a prendere qualche giorno di stacco totale, credo di averne fatti cinque o sei consecutivi senza nemmeno pensare di scrivere una parola ma la cosa non ha aiutato.
Stavo prendendo in considerazione l’idea di interrompere per qualche tempo e magari scrivere alcuni dei racconti brevi che ho messo tra i progetti futuri (e per i quali le idee mi ronzano in testa). Potrebbe essere un buon compromesso con cui continuare a scrivere ed a tenermi allenato con la scrittura senza però accanirmi su qualche cosa che pare non voler riuscire.
Così facendo però temo di allontanarmi troppo dal racconto e rischiare di farlo finire nelle profondità di un cassetto a far compagnia agli scarafaggi per un tempo indeterminato. Potrebbe voler dire aver buttato mesi e mesi di lavoro e questo, come ovvio, mi farebbe un zinzino irritare.
Voi che fareste? Opinioni? Consigli? Ipotesi? Barzellette? Ogni cosa è ben accetta.
Stay Tuned.

giovedì 16 agosto 2012

Tirando le somme.


In barba ai buoni propositi dell’inizio del mese la scrittura sta andando a rilento.
Nei primi quindici giorni di agosto sono riuscito a produrre venti pagine, ovvero il 50% in meno rispetto alle 30 che mi avrebbero mantenuto in media per l’obiettivo.
In parte si tratta ancora della mia sovrannaturale capacità di perdere tempo in boiate, gran aiuto in questo me lo sta danto Twitter, ma mi rendo conto di avere difficoltà a scrivere, difficoltà nel concentrarmi e nel “vedere” quel che devo descrivere. Dopo aver tanto sentito parlare del blocco dello scrittore posso affermare di aver scoperto come sia il freno a mano dello scrittore.
Spero duri poco e si levi dai piedi il prima possibile.
Stay Tuned.

domenica 20 maggio 2012

Non siamo noi ad essere razzisti ...




... sono loro ad essere napoletani!

Per prima cosa voglio spendere qualche parola riguardo al titolo che ho scelto. Si tratta di una provocazione voluta, della citazione di una battuta vecchia di anni e parte dello spettacolo di un comico dal chiaro accento partenopeo. Quanto segue non parlerà quindi di razzismo ma di "razzismo".

Giornata di sole in quel di Trieste, macchina parcheggiata da un capo della città mentre casa è dal lato opposto, poco male due passi faranno del bene ai muscoli, alla linea ed all'abbronzatura. Meno bene l'essere arrivati fin sotto casa solo per scoprire di aver dimenticato le chiavi in auto. Si sa, chi non ha cervello ha gambe, second lap!

Percorrevo la Riva Grumula stando adeso adeso alla marina e godendomi lo spettacolo della fitta foresta d'alberature quando una frenata improvvisa mi ha portato a ruotare il capo in direzione della strada. Tre ameni signori, abiti lisi, sacchetti di plastica del discount e gelato a stecco in mano stavano attraversando la strada.

Il semaforo e le strisce pedonali erano ad una decina di passi a valle rispetto al punto da loro scelto per attraversare, cosa che aveva costretto un autista a frenare bruscamente per evitare di arrotare il primo dei tre furbacchioni. Cose che capitano, chi può dire di non aver mai attraversato fuori dalle strisce per evitare un tratto di strada? Su, alzate le mani.

Bene, ora chi questo gioco lo fa a semaforo rosso abbassi la mano, resti a mano alzata solo chi si butta in mezzo alla strada quando le auto hanno il verde.

Fatto? Eccellente. Abbassi la mano chi attraversa di straforo solo se la strada appare libera, resti a mano alzata chi taglia la strada ad auto, moto ed autobus quando questi hanno la precedenza e si trovano a pochi passi di distanza.

Qualcuno ha ancora la mano alzata? Nel qual caso vada a farsi curare, è un aspirante suicida!

Non soddisfatti di aver bloccato il traffico, fatto rischiare un infarto al primo della fila ed un tamponamento a tutti quelli che seguivano, i tre hanno avuto la faccia tosta di risentirsi per il suonar di clacson e per gli auguri di buona pasqua che alcuni degli autisti hanno diretto loro.

Più stranito che curioso sono rimasto a fissarli (immagino con un'espressione ebete dipinta sul viso) mentre uscivano placidamente dalla strada lasciando campo libero alle auto e falciando un po' di aiuole per raggiungere il marciapiedi. Uno di loro, forse in un modo di pietà verso la piantina che aveva fatto scricchiolare sotto le suole ha buttato a terra lo stecco del gelato ormai finito. Avrà pensato che potesse attecchire e dar vita ad un cespuglio di gelati alla crema ricoperti di cioccolato?

Non si trattava di ragazzini, erano uomini sui quaranta; non erano ubriachi, si muovevano senza difficoltà; non erano italiani, i tratti erano più marcati e la carnagione più olivastra. Poteva trattarsi di est-europei, forse di asiatici (entrambi gruppi molto comuni a Trieste, vuoi per vicinanza geografica, vuoi per la presenza del porto). La cosa un po' mi ha sollevato, la mia opinione sull'educazione dell'Italiano medio non è particolarmente felice, evitare di peggiorarla con questo evento era una buona notizia.

Ripresa la marcia ho raggiunto l'auto, recuperato le chiavi e sono poi tornato sui miei passi ripassando nella zona in cui avevo lasciato i tre simpaticoni. Quando li ho visti seduti in mezzo alla zona pedonale dei moli, intenti in una sorta di picnic cittadino con tanto di scarpe sfilate ed ammucchiate accanto a loro non ho potuto resistere alla tentazione di immortalarli. Dovevano essere parte della mia piccola collezione di protagonisti inconsapevoli.

Il razzismo si basa sul preconcetto che vi siano tipologie di uomini migliori e peggiori, che la genetica distingua una razza dall'altra ponendo limiti e determinando caratteristiche migliori o peggiori negli individui. La mia opinione è di far parte di una categoria di persone migliore di quella a cui appartengono i tre simpaticoni, questo fa di me un razzista?

Se il punto fosse la loro etnia lo sarei senza alcun dubbio, se giustificassi le loro azioni con la loro etnia lo sarei senza alcun dubbio. Ma visto che trovo inammissibile un simile comportamento da qualsiasi genere/razza/specie provenga non credo di fare distinzioni razziali tali da poter essere definito razzista.

Mi accontento quindi di un "razzismo" basato sull'educazione e pesato sul comportamento degli individui indipendentemente da quale sia il loro codice genetico. Posso tollerare l'ignoranza nella misura in cui derivi da situazioni in cui non sia stato possibile porvi rimedio, ma quando questa sfocia in arroganza, maleducazione, inciviltà e comportamenti in cui divenga evidente il disinteresse per la dignità e le necessità d'altri (singoli individui o società che siano) la mia tolleranza piomba a zero.

Quando poi mi capita di pensare che equivalenti italiani di questi fenomeni hanno i miei stessi diritti legali provo un vago senso di astio ed anelo una società maggiormente meritocratica in cui, per esempio, il voto di una persona corretta non valga tanto e quanto quello di un simile incivile. Poi torno con i piedi per terra e mi passa ... per fortuna o purtroppo?

Stay Tuned

venerdì 13 aprile 2012

Dando i numeri ...

Negli ultimi due giorni,a cau dell'attacco di pigrizia che mi ha portato a scrivere meno del solito, mi sono trovato ad avere un po' di tempo libero ... e questo è male.

Non avendo altro da fare, infatti, mi sono dilettato ad annotare fatterelli inutili ed un sacco di numeri che riguardano "Il Primo Re". Come se non bastasse, visto che ormai la fatica per annotarli l'ho fatta, ve li beccata in serie qui di seguito!

E quindi ... diamo i numeri!

Divinità (Menzionate e/o descritte): 9
Protagonisti: 16
Personaggi: (Dotati di nome): 82
Popolazioni: (Menzionate e/o descritte): 4
Location: 49
Giorni di lavoro (Dalla data di inizio): 153
Giorni di lavoro (Effettivi): 77
Pagine (A5 - No Margini - Times New Roman 8): 188 [Formato in cui scrivo]
Pagine (A5 - Margini Standard - Times New Roman 10): 285
Pagine (A5 - Margini Standard - Garamond 12): 515
Revisori: 7
Parole: 179.062
Caratteri (Spazi compresi): 1.112.948

Che aggiungere? Come vi dicevo è male che abbia del tempo libero.

Stay Tuned

giovedì 5 aprile 2012

Cowbird: Gelato al Cioccolato

Pubblicato su Cowbird.


Correva l'anno 2012, era giunta la sera del terzo giorno del mese di aprile, un giorno a cui i più si riferiscono come l'altro ieri.

Avevo appena scoperto che Silvia Coppola (in arte Sweety) si era trovata tra le mani una dieta ancor più malvagia e castrante di quella che da qualche mese sto sorbendomi. Per chi non avesse mai affrontato la sofferenza e le privazioni di un regime alimentare controllato, si rende necessaria una spiegazione per chiarire quanto questo evento possa unire due persone.

Immaginatevi ragazzini, dopo aver programmato le vostre vacanze estive in ogni dettaglio ed aver assaporato l'idea di tre interi mesi di bighellonaggio sfrenato, venite a scoprire che i vostri genitori hanno deciso di farvi una sorpresona e vi hanno iscritto ad un ... campeggio estivo. Il dolce far nulla dei vostri sogni viene rapidamente trasformato in una girandola di eventi partoriti dalle menti insane degli animatori, vi svegliate ancor prima di quanto facevate durante le lezioni, siete costretti ad ore di attività pseudo sportive ed ogni vostro giorno ha come materia legante delle gigantesche zanzare killer che bramano il vostro sangue quasi quanto voi bramate la triade divano-piazza-playstation. Tra le facce allegre dei ragazzini che stanno passando la loro estate ideale riconoscete la figura di un un vostro simile, lo individuate grazie al nugolo di zanzare che l'avvolge ... non conoscete il suo nome, distinguete appena i lineamenti oltre la doppia coltre d'insetti, ma tutto questo non ha peso o significato: siete fratelli.
Altro che motoraduni, i dietaraduni sarebbero dei successi internazionali ... se solo si riuscisse ad organizzare un menù in grado di soddisfare tutti i partecipanti.

Mossi dall'insidioso autolesionismo che spesso va di pari passo con le diete, non abbiamo potuto far a meno di parlare di cibo, e come conseguenza di questo discorso sono arrivato ad accennare che il giorno successivo (a cui i più si riferiscono come ieri) sarebbe stata la mia giornata di sollazzo, durante la quale mi sarei certamente abbandonato ad un gelato in quel di Grom. Nel momento in cui ne stavamo discorrendo sono stato colto da un pensiero di infinito altruismo, ed ho deciso che ne avrei mangiato uno anche per conto di Silvia, sarebbe di certo stato un compito difficile ed ingrato, ma qualcuno doveva pur farlo.

La mattina successiva, armato del Borsello Tecnologico, ho varcato la soglia della gelateria deciso ad assolvere al mio compito ed a immortalare poi l'interno della gelateria per poter poi mostrare alla fanciulla il luogo dove il suo onore era stato difeso. I miei piani hanno subito una drastica modifica mentre stavo consumando la mia inconsueta colazione, e mi sono trovato ad assistere all'ingresso di un cliente che ha dato sfoggio di una decisione ed una determinazione veramente encomiabile. E' entrato con passo di marcia, si è piazzato davanti al bancone, e come fosse un sacerdote intento a ripetere un salmo:
"Buon giorno! Cono con cioccolata, quello croccante, da 2 euro e 20."

Non potendo resistere alla tentazione di raccontare questo piccolissimo aneddoto, ho scattato la foto di cui sopra per immortalare un'uomo che ha tutta la mia stima: chiunque abbia le idee così chiare riguardo al gelato (e lo ricerchi con quella solerzia) non può che starmi simpatico.

Tornato a casa ho comunicato l'avvenuto misfatto, avvisando Silvia del fatto che avevo mangiato un gelato anche per conto suo e chiedendole di quale reclamasse quindi il possesso: la coppa Crema di Grom/Bacio della mattina o quella Crema di Grom/Crema del pomeriggio? (Se ve lo steste domandando: si, il gusto Crema di Grom mi piace un sacco, è decisamente nella mia top 10 assoluta). Lei, fedele al suo nome d'arte, non solamente ha dichiarato di apprezzare molto il pensiero ed evitato di mandarmi a quel paese per aver gozzovigliato alle sue spalle, ma tra le due opzioni ha scelto quella della mattina.
Vista la coincidenza ho pensato di condividere con lei anche la foto che avevo scattato, l'ho caricata su Flickr e le ho inviato il link. Il suo primo commento è stato per l'uomo al bancone ...  la fase delle coincidenze era stata superata, ora si parlava di un segno del destino! Un evento che non potevo certo minimizzare o disattendere: la decisione era presa, avrei utilizzato la foto e l'evento come base per un racconto su Cowbird!

Nel discutere riguardo ai possibili contenuti del racconto è venuto fuori il discorso riguardo alle possibili reazioni di una persona che si scopra protagonista (o anche solo personaggio) del racconto di un perfetto sconosciuto, ed ho quindi dato fondo al mio più ricercato romanticismo per arrivare a dire: "Ho sempre il teVVoVe che possano riconoscersi e venire a cercarmi per sdrumarmi di mazzate!".
Riprendendomi dall'estasi creativa sono stato folgorato da una visione, un'immagine tanto vivida ed aliena dalla realtà da meritare a buon diritto di entrare a far parte della narrazione:
Spazio, ultima frontiera.
Sono ormai divenuto un autore di fama internazionale, la gente si litiga il mio ultimo romanzo come se fossero barrette di cioccolata Wonka, la Pixar-Disney ha appena prodotto l'edizione animata di uno dei miei racconti, la Fox ha acquistato i diritti de "Il gioco di Harry" per dare il via ad una serie televisiva, serata di gala per la presentazione del capitolo conclusivo della "Saga dei Re".
La sala è immersa in una profonda penombra, il pubblico rumoreggia, tra stelle e stelline anche la gente comune è in fila in attesa di poter giungere all'imponente scrivania da dietro la quale, tronfio e soddisfatto, distribuisco autografi e dediche con la magnanimità di una divinità pagana che elargisca doni ai fedeli che l'adorano.
Arriva il turno di un uomo sulla quarantina, mi pare di riconoscerlo ma non riesco a ricordare dove l'abbia già veduto, assieme alla copia del libro porta con se una piccola scatola di plastica. Composto e compassato mi porge il libro e posa la scatola dinnanzi a se, mentre sgancio il mio aureo autografo lui estrae dalla scatola un cono, si allunga verso di me, lo ruota e me lo pianta in fronte.
"Gelato al cioccolato un cazzo!" Dichiara mantenendosi serio e compito, richiude la scatola, recupera la sua copia e mentre ancora non ho realizzato cosa sia successo si allontana.
Mi guardo intorno con espressione bovina, al centro della fronte il cono staglia come il corno di un unicorno, tra coloro che hanno assistito ci sono scene di ilarità, di stupore, di imbarazzo e di panico. Un responsabile della sicurezza sbraita e si sbraccia indicando l'attentatore, ancora la tragedia non ha terminato di concludersi e già l'ufficio stampa del Casinò ha mandato una lettera di scuse al mio ufficio legale. "Doveva aver nascosto il cono all'interno dell'edificio, le guardie all'ingresso hanno perquisito tutti, nessuna arma sarebbe potuta sfuggire ai controlli."
Il gelato comincia a sciogliersi, rivoli scuri di cioccolato ruscellano dalla fronte attraversando il mio viso, il bailamme di suoni che mi circonda scompare e l'unico suono che percepisco è il ritmico cader delle gocce dal mio mento alla scrivania. Il popolo mi osserva come un dio caduto, io non posso trattenere un pensiero: "Cool!"
A parte il fatto che un individuo capace di serbare così a lungo il rancore, e di ordire un piano tanto geniale per vendicarsi lo vorrei seduta stante come agente, viste le implicazioni della cosa, come posso non augurarmi che succeda?

Stay Tuned

giovedì 29 marzo 2012

Mendel insegna: quello della pace è un gene recessivo.

Questo pomeriggio avevo un appuntamento di lavoro ad Udine, quindi mi sono spupazzato il solito noiosissimo viaggio in auto. Stavo percorrendo la Trieste-Venezia quando ho notato un graffito:
Give peace a chance!
Non avendo niente di meglio da fare, mentre guizzavo tra i camion alla folle velocità di novantacinque chilometri all'ora (scritto per esteso pare di più, non trovate?), mi sono preso un po' di tempo per cogitare su quel messaggio ed ho elaborato una geniale teoria che spiega per quale motivo dare speranze alla pace non fa altro che allungarne l'agonia. La tapina non ha alcuna speranza di farcela
.
Non si tratta di una complessa serie di considerazioni filosofiche, di un fatto religioso o di tener in considerazione l'umana tentazione di migliorare la propria condizione a discapito di altri, è un semplice fatto di genetica!

Ai suoi tempi Gregor Mendel ha reso schiava una miriade di piante di pisello e le ha usate per gettare le basi della teoria genetica moderna introducendo il concetto di genotipo (corredo genetico) legato al fenotipo (forma espressa del materiale genetico); alla base di questi suoi studi vi è il concetto di "Gene Dominante" (ovvero quello che si manifesta più frequentemente) e "Gene Recessivo" (ovvero quello che ha meno probabilità di comparire).

I suoi studi hanno portato a questo semplicissimo schema:
Gene Dominante + Gene Dominante = Fenotipo Dominante (Puro)
Gene Dominante + Gene Recessivo = Fenotipo Dominante (Ibrido)
Gene Recessivo + Gene Dominante = Fenotipo Dominante (Ibrido)
Gene Recessivo + Gene Recessivo = Fenotipo Recessivo (Puro)

Da cui deriva che un Gene Recessivo ha una sola probabilità su quattro di riuscire a manifestarsi, il 25% contro il 75% di un Gene Dominante.

Se ci pensate anche Guerra e Pace seguono il medesimo schema:
Io voglio Guerra + Tu vuoi Guerra = Guerra
Io voglio Guerra + Tu vuoi Pace = Guerra
Io voglio Pace + Tu vuoi Guerra = Guerra
Io voglio Pace + Tu vuoi Pace = Pace

La Pace risulta essere un Gene Recessivo, la Guerra Dominante. L'unica speranza sta nei mutanti!

Stay Tuned

giovedì 22 marzo 2012

Diversi revisori e revisori diversi

Ieri ho sparso un mucchio di parole, ho portato una copia del terzo capitolo (per lo meno della parte ultimate) al più solerte dei revisori, ed ho anche consegnato primo e secondo capitolo nelle mani di una nuova leva, perché potesse iniziare la lettura.

Come mi succede ogni volta che dò in mano d'altri qualche cosa che ho scritto, non ho potuto fare a meno di elucubrare riguardo alle loro possibili reazioni cercando di indovinare quali potranno essere i loro commenti. Una serie di pensieri che si è poi evoluta in una riflessione più generale riguardo ai revisori, al loro compito, alle loro caratteristiche generali ed alle peculiarità che li distinguono e per cui li ho scelti.

Da principio, quando mi sono riproposto di cercare delle persone a cui sottoporre la stesura del ro*cof*man*cof*zo, ho meditato a lungo sul genere di persone di cui potevo aver bisogno, di quali fossero le caratteristiche che avrei dovuto cercare per effettuare una selezione tra i miei amici/parenti/conoscenti. Le risposte che ho trovato mi sono sembrate abbastanza banali, ma non riuscendo ad arrivare a nulla di più illuminante, mi sono limitato ad esse: dovevano essere dei buoni lettori, avere una buona conoscenza dell'italiano, la capacità di organizzare ed esprimere una critica, la capacità di essere abbastanza obiettivi ed avere ovviamente il tempo e la voglia per leggere, correggere e preparare un breve commento per ogni capitolo.

Negli ultimi tre mesi ho avuto modo di testare questo sistema di revisione e devo dire che ha dato degli ottimi risultati: non solamente dandomi modo di correggere alcuni errori stilistici e di evitare quindi di ripeterli (o limitarne il numero) di capitolo in capitolo, ma anche per l'ispirazione che ricevo confrontandomi con i diversi punti di vista che mi vengono presentati. La semplice comodità di avere delle persone che leggono, correggono e commentano è mutata nella comodità di potersi confrontare con stili di critica completamente differente approfittando delle peculiarità di ognuno per migliorare, non solamente la scrittura in sè ma anche il mio rapporto con quello che scrivo.

Per poter spiegare in modo chiaro (e soprattutto breve) quello che intendo dire vi faccio alcuni esempi delle diverse categorie di revisori che ho avuto modo di individuare:

Il Tecnico: Lavora in modo estremamente preciso, correda il testo con le proprie note ed individua i problemi generali del testo suggerendo sistemi per renderlo maggiormente scorrevole.

Il Sentimentale: La sua revisione è meno tecnica e più emozionale, prova simpatie ed antipatie marcate nei confronti dei personaggi e permette di riconoscerne i punti di forza o le debolezze. Un personaggio che gli passi inosservato è probabilmente poco definito e manca della dovuta grinta.

L'Entusiasta: Minimizza gli errori a favore di ciò che è positivo. Le sue critiche sono sempre molto morbide ed esprime con verve e decisione quello che gli è piaciuto. E' una continua fonte di energia ed ottimismo.

L'Intransigente: Non te ne lascia passare una, marca ogni errore ed ogni mancanza analizzandone ed esprimendone i rischi e gli aspetti negativi. Aiuta a rimanere con i piedi per terra ed a non lasciarsi mai andare alla convinzione di saper scrivere.

Approfitto di questo post dedicato a loro per ringraziarli una volta ancora.

Stay Tuned

giovedì 15 marzo 2012

Realtà virtuale

Rileggendo alcune delle ultime descrizioni che ho scritto e confrontandole con quelle che ho trovato nei testi di altri, mi sono preso il tempo di analizzare cosa rendesse le mie migliori di alcune e peggiori di altre. Di certo vi è anche una grossa variabile soggettiva, ma ci sono alcune caratteristiche che, a mio avviso, rendono oggettivamente più fruibile e d'effetto una descrizione.

Molto spesso le buone descrizioni sono quelle che non scendono troppo nei particolari, evitando così di divenire tediose, ma che riescono in poche parole a permettere di inquadrare la situazione. Sinteticità quindi, oltre ad un buon uso di struttura e di termini per alleggerire e rendere scorrevole, senza impoverire il significato.

Ma cosa differenzia una descrizione efficace da una descrizione eccellente? Spesso si tratta semplicemente di qualche dettaglio. Non quindi eccedere con particolari che potrebbero appesantire, ma inserire nella descrizione generale uno o due dettagli che colpiscano l'attenzione e possano far interpretare al meglio la particolarità della scena.

Questi dettagli possono riferirsi a tutti e cinque i sensi, ed volte sono sufficienti pochi riferimenti ad odori o suoni per rivaleggiare con fiumi di parole incentrate su dettagli visivi.

Andando oltre alla questione tecnica di come renderli sulla carta, c'è quindi il problema di saper scegliere il dettaglio giusto, quello che meglio esprime l'idea che si vuole rendere. Come fare? Oggi ho avuto un paio d'ore di viaggio in auto per meditarci, e credo che una soluzione sia nel cambiare punto di vista, cercando di non osservarla dall'esterno ma di calarcisi il più possibile.

Descrivendo un quadro potrei parlare di un volo di gabbiani che si staglia contro le nubi, della terra scurita dalla pioggia e del sole alto e brillante; cercare di vivere la medesima scena mi permetterebbe di udire i richiami stridenti dei gabbiani, percepire l'odore della terra bagnata, e provare la sensazione pungente della pelle che si arrossa a causa del sole.

Un trucco banale forse, che in larga misura già stavo utilizzando inconsciamente, ma che voglio sperimentare in modo più razionale e sistematico, per valutare quanto possa realmente rendersi utile. Immagino che di principio rallenterà un po' i lavori, visto che ci vorrà un po' di metodo ed allenamento per avviare la realtà virtuale e scendere all'interno della narrazione; conto però che l'esercizio semplifichi il procedimento e, soprattutto, che i risultati ripaghino la fatica.

Stay Tuned

domenica 11 marzo 2012

La domenica del paese.

Comincio a sospettare che la cittadinanza mi nasconda qualche cosa!

Il paese è piccolo, la stagione non è ancora cominciata, e i pochi locali che sono aperti durante tutto l'arco dell'anno non hanno pressoché nessuna attrattiva. Non mi risulta che ci siano feste, convegni, raduni, sagre o simili nel circondario. Nulla che possa dare attrattiva a questa domenica mattina.

La casa sta su un incrocio, da una parte c'è l'unica via di passaggio per entrare ed uscire da questa zona del paese, dall'altra un vicolo cieco.

Io dico, com'è mai possibile che nell'ultima ora siano passate una mezza dozzina di graziose (e sconosciute) fanciulle vestite a festa, con tacchi alti e minigonna? A piedi poi, e dirette verso il vicolo cieco!

O qualcuno dei miei vicini, approfittando della mia influenza, sta festeggiando alla grande, o le turiste che arrivano da queste parti fuori stagione, si convincono di essere dei lemmings ... seccante.

Stay Tuned

venerdì 9 marzo 2012

Il (dis)piacere di tea (senza zucchero) e biscotti (vegani).

La cosa che preferisco del tea è senza alcun dubbio l'aroma; quella nuvoletta di vapori che si addensa sopra la tazza e che, a seconda della miscela scelta, può portare con se l'odore familiare di frutta ed agrumi, o suggerire bouquet più misteriosi.

Il sapore no. L'evoluzione del mio gusto ha avuto una tragica battuta d'arresto quando ero bambino; basti pensare che guardo gli alcolici con sospetto, ed a tutt'oggi non ho mai trovato alcun superalcolico che mi piaccia bere. Per supplire a questo inconveniente ho sempre zuccherato molto il mio tea (destando sospetto ed orrore nei puristi).

Seguendo il processo di riduzione delle schifezze ingerite normalmente (che qualche profano chiama dieta) ho dovuto mio malgrado rinunciare all'abituale quantità di zucchero, quindi in una tazza di tea l'ho limitato ad un solo cucchiaino. 

Qualche giorno fa, mentre mi aggiravo tra gli scaffali di uno Schlecker in cerca di tutt'altro, il mio sguardo ha incrociato una confezione di frollini da prima colazione, e poiché li avevo praticamente finiti il giorno precedente, ho pensato di cogliere l'occasione e comperarli, evitandomi un viaggio ulteriore al supermercato.

Arrivato alla colazione successiva, sentendomi un eroe per aver preferito il tea al latte ed essere anche riuscito a costringermi ad usare una dose omeopatica di zucchero, ho sorriso con aria complice ai miei quattro frollini sicuro che loro mi avrebbero dato la soddisfazione necessaria a sopportare le altre rinunce.

Con fierezza ho prelevato il primo di loro dal piattino e con giubilo gli ho dato un morso. Non mi sono mai cacciato in bocca una manciata di segatura, ma credo che dia più o meno la medesima sensazione. Con l'espressione soddisfatta di un bambino che, aspettandosi una cucchiaiata di nutella, si trovi invece la bocca piena di olio di fegato di merluzzo, ho finito quel biscotto e, subito di seguito, ho espresso con sofisticata ricercatezza il mio parere in merito.

"Che merda!"

Parole storiche che, per fortuna o purtroppo, nessuno ha potuto udire visto che ero solo soletto in cucina.

Finire la colazione è stata un'impresa epica, un vero esempio di eroica abnegazione. Una generosa boccalata d'acqua, tanto per ripulirmi la bocca dal saporaccio, e via verso una nuova giornata a base di verdura!

Il giorno successivo, dopo aver saltato la colazione per evitarmi un nuovo suplizio, mi aggiravo in cucina per preparare il pranzo e, grazie ad uno sguardo d'odio diretto al sacco dei biscotti, ho notato un marchio sospetto che fino a quel momento era sfuggito al mio occhio di falco: 

Vegan

Con tanto di "V" formata da foglia e stelo di un bel girasole dalla faccia soddisfatta. Subito sopra al marchio, due scritte rosse, carattere duecento, grassetto e maiuscolo:

SENZA LATTE
SENZA UOVA

Questo spiegava il mistero di come potessero essere così cattivi, ed apriva le porte di una nuova questione: come diavolo avevo fatto a non accorgermi di quelle scritte, per altro ripetute su tre dei quattro lati della confezione? Dopo un'attenta analisi di tutti i fattori di quello strano caso, e dopo aver attentamente valutato ogni possibile eventualità, sono giunto all'unica conclusione logica: marchio e scritte sono state realizzate con una speciale pigmentazione, originariamente mimetica, che solo i vapori caldi delle pentole in cucina hanno reso visibili. Ho inviato un campione a quantico, sono in attesa di conferme.

A giorni di distanza da questi misteriosi eventi, mentre mi immedesimo in Dana Scully e redigo il mio rapporto, quello che più mi stupisce è che, una volta scoperta la causa dell'alieno sapore dei frollini, nell'affrontarli nuovamente non li ho trovati abominevoli come durante il primo esperimento. Certo, un biscotto da tea al burro, di pura tradizione inglese, li seppellisce nel ridicolo, ma è pur vero che i tapini fan del loro meglio per essere gradevoli. In fondo, non sono loro ad essere malvagi, è stato qualcun altro a disegnarli così.

Stay Tuned

Che sia colpa del muco?

In questi ultimi giorni ho fatto molta fatica a scrivere.

Mi è stato difficile trovare la concentrazione necessaria, le frasi hanno cominciato a farsi frammentarie ed a richiedere numerose revisioni, prima di divenire sufficientemente chiare e comprensibili.
Rispetto alla rapidità (ed alla naturalezza) a cui mi ero abituato nel periodo precedente, è stato un netto ed assai sgradevole passo indietro.

Come unica consolazione, mi auguro che tutto questo sia dipeso dall'influenza. In fondo è credibile che, mentre si dilapidano energie nel vano tentativo di respirare, sia più difficile concentrarsi su altro.

Stay Tuned

mercoledì 29 febbraio 2012

Che ne pensate dei personaggi misteriosi?

Tanto nella letteratura, quanto nella cinematografia, sono sempre esistiti personaggi che venivano mantenuti nell'ombra, per comparire poi in un momento inatteso e poter svolgere il loro compito. Alcuni incrociano ricorsivamente le vicende dei personaggi, altri le manovrano a distanza, altri ancora si limitano ad osservare; possono essere ben conosciuti dai personaggi, essere dei nomi che vengono mormorati nelle leggende, o dei perfetti sconosciuti fino al momento del loro ingresso trionfale.

Esistono personaggi misteriosi che sono la motivazione stessa di una storia, sia nel ruolo di acerrimi nemici che di mentori dei protagonisti; ve ne sono alcuni che vengono usati come deus ex machina per variare bruscamente il corso degli eventi e sorprendere lo spettatore; altri si confondono nella trama comparendo di quando in quando e limitandosi a dirigerne gradualmente il corso; esistono infine dei personaggi misteriosi che hanno un'influenza molto relativa sul corso degli eventi e rappresentano unicamente una nota di colore e di mistero.

Immagino che tutti voi abbiate in mente diversi esempi di personaggi misteriosi corrispondenti alle varie tipologie elencate, ne ricordate qualcuno che vi sia piaciuto particolarmente? O che, al contrario, avete percepito come inutile (od una forzatura) all'interno del corso della storia? Qual'è in genere il rapporto che avete con questo genere di personaggi? Curiosità? Simpatia? Antipatia? Indifferenza?

Ricchi premi per chi risponderà, ed una spiegazione di questa domanda nelle prossime puntate.

Stay Tuned

sabato 25 febbraio 2012

Le gioie della trasferta

Ieri e l'altro ieri sono stato fuori sede; per giovedì la giornata era completamente impegnata, mentre il venerdì prevedeva un appuntamento verso l'ora di cena e per il resto offriva la più totale libertà d'azione.
Avendo ormai sviluppato una sorta di malsana simbiosi con il mio Netbook, avevo a mia disposizione tutto il necessario per impiegare il venerdì a scrivere; benchè mi sia già capitato molto spesso di scrivere fuori porta (cerco di dedicare alla scrittura ogni minimo ritaglio di tempo), è stata la prima volta in cui l'ho fatto per un  giornata (mattina e pomeriggio).

Pur tenendo conto della fortuna che ho avuto nel trovare un posto eccezionalmente tranquillo, devo dire che i risultati sono stati veramente eccezionali. Grazie soprattutto all'assenza della miriade di distrazioni che possono derivare dalla connessione ed internet, la giornata è passata in uno schiocco di dita, e le parole sono volate l'una di seguito all'altra come se fosse la cosa più naturale del mondo. Sebbene sia più che convinto che la quantità e la qualità siano due fattori assai distinti, non potendo valutare la qualità in modo soggettivo, uso la quantità come pietra di paragone: ieri, senza alcuna difficoltà, ho replicato un record di quantità che in passato ho raggiunto in una sola occasione, in un'intera giornata (mattina, pomeriggio e sera) di fatiche.

Come idea primavera/estate, torna in auge l'ipotesi di rifugiarmi a scrivere al fresco, tra le ombre di qualche bosco alpino.

Stay Tuned

mercoledì 22 febbraio 2012

Scrittori, Autori e Scribacchini.

Capita comunemente che, nel fermarmi a riflettere, io metta in dubbio la mia decisione di dedicarmi alla scrittura. Per quanto sia sicuro del piacere che trovo nello scrivere, infatti, nutro seri dubbi sulla realisticità di poterlo rendere un lavoro, di poter arrivare al punto in cui potrò dedicarmici a tempo pieno senza il pensiero di dover far altro per mantenermi.

Sarò sufficientemente bravo? Riuscirò a creare delle trame e dei personaggi degni d'essere letti? Avrò la capacità di catturare l'attenzione e l'immaginazione dei lettori, riuscendo a trasmettere loro quell'emozione che io per primo ritrovo nel leggere i miei autori preferiti? Riuscirò a sconfiggere l'idra della mia ignoranza ed a fare pace con accenti, apostrofi e punteggiatura? Sarò mai uno scrittore?

Già, ma cosa significa essere uno scrittore? Quando, a buon diritto, ci si può definire tali?

Dal cogitare su questo annoso interrogativo, ho sviluppato una mia personalissima teoria a riguardo e vado ora ad esporvela:

Tra coloro che scrivono (e dello scrivere hanno fatto una professione), ho individuato tre distinte categorie che vado ad elencare in ordine di merito:

1. Per primi vengono gli Scrittori. All'interno di questa ristretta cerchia, si radunano tutti coloro che del loro scrivere hanno fatto un arte. Che siano poeti, saggisti o romanzieri di successo; sono persone che riescono a dar vita a ciò che scrivono, a renderlo intenso e trascinante, a lasciare nel lettore, non solo il buon ricordo di ciò che hanno letto, ma una loro impronta tangibile. 

2. Molto più numerosi e comuni sono gli Autori. In questa categoria rientrano tutti coloro che hanno fatto dello scrivere il loro mestiere. Che siano conosciuti solo entro i loro confini, o siano riusciti ad imporsi nel mercato internazionale; hanno senza dubbio la capacità di offrire al proprio pubblico un prodotto di buona qualità che, al tempo stesso, rispecchi i desideri del mercato e risulti quindi facilmente vendibile.

3. Alla base della piramide, talmente numerosi da poter divenire molesti, si trovano gli Scribacchini. Lo scribacchino si crede (o viene riconosciuto) parte di una delle categorie precedenti, ma sforna immancabilmente una miscellanea di qualunquismo e banalità, raramente arricchito da qualche sporadica idea gradevole od originale. La maggior parte degli scribacchini, come accadrebbe ad un centometrista che avesse un record personale di quattordici minuti, rimane sconosciuta e si limita a crogiolarsi nella propria personale convinzione d'essere un artista incompreso; alcuni hanno anche l'impertinenza di diventare famosi.

Dove collochiamo, per esempio, Christopher Paolini? Chiunque abbia letto il post introduttivo del blog non può avere dubbi a riguardo: è un eccellente esempio di scribacchino divenuto famoso. Una Licia Troisi d'oltre oceano insomma.

Forte dallo schemino di cui sopra, ognuno di voi si senta libero di suddividere a proprio piacere gli autori che conosce (tranne Paolini e la Troisi, loro sono scribacchini e su questo non concedo alcun margine di trattativa). Nel mio piccolo sono arrivato a chiedermi: ed io cosa sono? O, ancor meglio: "Io, da grande, che cosa sarò?"

Se pensassi di poter divenire uno Scribacchino avrei probabilmente appeso la penna al chiodo, e sorvolando che la non accettazione pare essere una delle loro caratteristiche dominanti, mi auguro di non divenirlo. Escludendo quindi questa categoria (ai più scettici chiedo qualche secondo di sospensione dell'incredulità), quali sono le alternative?

L'obiettivo ideale sarebbe, ovviamente, quello di poter divenire uno Scrittore e capita spesso che conceda qualche minuto per crogiolarmi in questa eventualità. Poi, prendo in mano un libro di Frédéric Dard e leggo:

Ecco, Félicie, stai leggendo il giornale ...
E mi piace conteplarti, mentre leggi il giornale, mammà.
Vedo le notizie passare sul tuo volto, lievi, come sullo schermo di un televisore muto, con la luce leggermente sovraesposta. Sullo stesso giornale, le "tue" notizie non sono le "mie". Perchè tu le accogli diversamente da me. Con indulgenza e compassione. Tu non ce l'hai con l'Universo intero, mamma Félicie. Tu perdoni tutto, al mondo, compresa la sua idiozia. La miseria ti raggiunge senza destare la tua collera. Perchè tu sei veramente buona, mentre io, nei momenti migliori, cerco solo di esserlo.

Poche righe, il primo paragrafo de: "La saga dei Cojon" una delle "Inchieste del Commissario Sanantonio". 
Parole semplici ed efficaci, che evocano immagini vivide ed intense a sufficienza da prendere vita. Se Dard è uno Scrittore, mi accontenterò di essere un Autore.

Stay Tuned

Cruel Intentions - Prima regola: non innamorarsi

Per prima cosa, sappiate che se vi aspettate di leggere qualche cosa a proposito del film del '95 con Ryan Phillippe e Sarah Michelle Gellar, resterete delusi; per quanto il titolo lo possa vagamente ricordare, non sarà argomento di questo post.

Vorrei invece parlare del rapporto che lega (o forse sarebbe meglio dire: "può legare") un autore ai suoi personaggi. Credo che a tutti sia capitato, leggendo un libro od anche solo guardando un film, di provare particolare simpatia per un personaggio, di prenderne le parti e di seguirne lo sviluppo e l'evoluzione con particolare interesse; credo sia una reazione naturale per qualsiasi spettatore, la reazione a cui ogni autore dovrebbe puntare: se i suoi personaggi saranno sufficientemente delineati da risvegliare una simile reazione, avrà la conferma di aver fatto un buon lavoro nel caratterizzarli.

A mio avviso, a parità di capacità narrative e di professionalità come scrittore, un autore che descriva un personaggio che lo coinvolga e lo ispiri, riuscirà sempre ad ottenere un risultato migliore rispetto a chi si trovi a parlare di un personaggio che non lo stimoli in egual maniera. Il coinvolgimento e l'ispirazione a cui mi riferisco, non riguardano minimamente l'affinità tra autore e personaggio; anche un personaggio che sia diametralmente opposto all'autore può entusiasmarlo e stimolarne la creatività, a patto che lo coinvolga e lo ispiri.

A partire da questa premessa più o meno condivisibile, ne deriva che tanto più l'autore stesso sarà coinvolto dai propri personaggi e sarà loro affezionato, migliore sarà il risultato finale che riuscirà a trasmettere al fruitore finale della propria opera. Fino a che punto questo è vero? E' possibile che un autore, costruendo un personaggio troppo affine a se stesso, o lasciandosi coinvolgere troppo possa giungere all'innamoramento ed alla conseguente perdita di obiettività?

Nel leggere, mi è capitato con una certa frequenza di poter identificare un personaggio che, più di ogni altro, pareva riscuotere l'interesse dell'autore; un personaggio a cui veniva dedicata maggior cura a livello descrittivo; un personaggio che pur non più rilevante di altri riceveva maggiori attenzioni. Nello scrivere ho cercato di minimizzare questo effetto, ma mi rendo conto che non ci voglia poi un genio per poter scoprire quali possano essere i personaggi che maggiormente mi coinvolgono.

Se da un lato, questa simpatia mi fa ben sperare per la riuscita della caratterizzazione, dall'altro mi costringe a tenermi d'occhio con molta attenzione: non voglio correre il rischio di dar troppo spazio all'uno a danno degli altri; o peggio, rischiare di deviare il corso della storia per favorirli in qualche modo.

E' seccante scoprirsi innamorati di qualcuno, sapendo che a breve dovrà uscire di scena.

Stay Tuned

sabato 18 febbraio 2012

Le tre dozzine di Eco

Umberto Eco (mica pizza e fichi), dispensa trentasei consigli per aspiranti scrittori.
Se lui è stato così cortese di prendersi la briga di scriverli, ho pensato potesse valer la pena di investire i due minuti necessari a leggerli:

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi  lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere…

Per alcuni ci siamo, sugli altri stiamo lavorando.

Stay Tuned

N.b. Tratto da un'articolo di "EDIZIONI CIESSE". Leggi quì l'originale.

giovedì 16 febbraio 2012

Tales Teller - La Clonazione

Dopo aver passato un mezzo pomeriggio a perdermi in un bicchier d'acqua, e dopo esser finalmente riuscito a domare la belva, sono lieto di annunciarvi che da oggi è attivo su Wordpress.com un blog gemell; a voi decidere quale tra le due piattaforme preferiate, io mi impegnerò a tenerle entrambe aggiornate, quindi troverete in entrambe i medesimi post.

Stay Tuned

martedì 14 febbraio 2012

I piccoli piaceri della tecnologia

Cosa si ottiene sommando la funzionalità di un Netbook, alla connessione WiFi offerta da un centro commerciale? Un paio di pagine scritte di getto, approfittando di un posto libero su una panchina e la possibilità di rendere partecipe il mondo di questo piccolo miracolo della scienza e della tecnica.

Stay Tuned

lunedì 13 febbraio 2012

Lettera aperta ai revisori

Nel primo capitolo compaiono numerosissimi personaggi; alcuni sono in lista nel sondaggio: "Qual'è il vostro personaggio preferito del Primo Capitolo", i restanti, che vengono solamente menzionati, sono stati riuniti alla voce "Altro ...".

Ora, indipendentemente da quale tra i personaggi vi sia piaciuto maggiormente, facendo particolare riferimento a quelli che fino ad ora hanno rivestito il ruolo di semplici comparse; quale di questi vi ha incuriosito maggiormente? Di quale pensate (o sperate) che si parli anche in seguito?

Non è necessaria una risposta particolarmente complessa od articolata; è sufficiente il nome del personaggio ed, eventualmente, due parole sul motivo per cui l'avete scelto.

Stay Tuned

sabato 11 febbraio 2012

I dilemmi del dialogo.

Il progamma degli impegni per oggi è estremamente casalingo: qualche mail da spedire, un paio di telefonate, rassettare la scrivania e, soprattutto, cucinare in modo da aver pronto il necessario per la prossima settimana.
Fino ad ora sono riuscito a sbrigare quasi tutto e sono entrato nella fase della cucina, nella quale la mia principale occupazione sarà vigilare i fuochi, per evitare un menù a base di sugo carbonizzato o minestra bruciacchiata.

L'obiettivo che mi sono preposto di raggiungere, durante le attese che si susseguiranno durante il pomeriggio, è riuscire a portare a compimento il dialogo che ho cominciato due giorni fa. A parte i problemi di registro linguistico che già mi si erano presentati (per essere totalmente coerenti con la tipologia dei personaggi, questi dovrebbero parlare come cavernicoli; ma l'idea di un eroico protagonista che, nell'arringare la folla, parli come un puffo usando dieci vocasboli in tutto, mi agghiaccia), si è aggiunto un dilemma riguardo al ritmo stesso del dialogo.
Da un lato, non vorrei correre il rischio che il lettore possa faticare a seguire il senso di uno scambio di battute troppo rapido; d'altro canto eviterei volentieri di portare ogni personaggio a spiegare ogni propria parola (tramite altro parlato, pensieri o voce fuori campo che sia), per non rischiare di rendere il tutto eccessivamente lento e quindi noioso.

Insomma, dopo aver allegramente ruscellato lungo la narrazione dell'ultima serie di eventi, mi sono imbattuto nella diga di una solerte famigliola di castori. Nella noiosa impresa di filtrare fin al lato opposto dell'ostacolo, mi sollazzo al pensiero della nuova discesa che troverò ad aspettarmi.

Stay Tuned