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domenica 23 dicembre 2012

Quesiti stradali.


Domanda: "Se ci si trova di notte a percorrere una strada a quattro corsie, qual è il modo corretto di effettuare una svolta a sinistra?"
Risposta: "Mi tengo sulla destra della corsia più a destra ed a fasi alterne accendo e spengo la freccia. Oh, si, ovviamente tengo le luci spente, non vorrei mai che qualcuno mi notasse e copiasse la mia tecnica segreta."

Voi potete anche non crederci, ma io l'ho visto poco più di un'ora fa. Sono diventato un testimone scomodo ed ora temo che mi cerchi per eliminarmi o, peggio, mi aspetti in strada per "simulare" un incidente. Aiut...

Stay Tuned.

martedì 28 agosto 2012

Cuore di mamma.

La settimana scorsa stavo bighellonando in un negozio di vestiti e mi è capitato di ascoltare un breve scambio di battute tra una cliente ed una commessa. Mi scuso fin d'ora per i miei strafalcioni nella trascrizione dal triestino parlato ed invito chiunque possa fornirne una versione più corretta a farmelo sapere.

Le due donne, entrambe sulla cinquantina, hanno intessuto il loro dialogo attraverso l'intero negozio e quando sono giunte abbastanza vicine perché potessi udire la commessa stava dicendo: "Se gà sposà 'sto fio o no?La cliente ha sospirato e socchiuso gli occhi in un'espressione sconsolata, non c'è stato bisogno che aggiungesse altro. Unitasi al cordoglio della madre con figlio zitello la commessa ha cercato uno spiraglio d'ottimismo. "Nol gà neanche una morosa?".

L'espressione sconsolata sul volto della madre si è fatta più intensa e complessa con l'arrivo di una strana mescolanza tra titubanza e trepidazione. Ha ripetuto il sospiro e rilanciato con un cenno di negazione ma era evidente che ci fosse qualche cosa di più, qualche pensiero a cui intendeva dare sfogo senza però essere ancora certa di volerlo fare. Le prime parole sono state liberatorie come il fischio di una cuccuma sul fuoco. "El gà un caratere che ..." Si è fermata, l'incertezza stava per vincere la battaglia, ma ormai il sasso era stato lanciato e non poteva più nascondere la mano. Un bel respiro per farsi coraggio e: "... che no ghe auguro a nissuna donna!" Dar sfogo a quel pensiero dev'essere stato veramente liberatorio perché sul finire è riuscita ad arrivare ad una chiara nota d'ironia e l'ha accompagnata con un sorrisetto da bimbetta lieta della propria marachella.

Cuore di mamma, sempre lieta di poter parlare del suo bambino e restia a spennellarlo di cacca ... ma quando ci vuole, ci vuole.

Stay Tuned

sabato 11 agosto 2012

Ordini di grandezza.


Me ne andavo bel bello lungo un argine masticandogli ultimi acini di un raspo d’uva ed in senso opposto, dritta verso di me, veniva una vecchina accompagnata dal suo piccolo cagnetto. A turbare la pace di quel momento è arrivata a gamba tesa la buccia di un acino, spessa come una suola di stivale ed altrettanto dura. Dopo un paio di colpetti di tosse sono riuscito a far fallire il suo piano di strozzarmi e mi sono sporto verso l’argine sputandolanel bel mezzo di un cespuglio di rovi.
La simpatica vecchina, ormai giunta a pochi passi di distanza, si è fermata a squadrarmi con un’espressione a metà tra il disgusto e la ferocia. Occhietti piccoli, dita ossute e sul viso rugoso la grinta di una SS rediviva.
Insomma, giovanotto, le pare il caso?” Ha chiosato.
Ora, in linea generale non me la sento di darle torto, sputare per terra non è un’attività particolarmente raffinata o corretta, ma una simile aria di sufficienza per un poverello appena sopravvissuto al soffocamento che seppelliva il cadavere del suo nemico mortale tra dei rovi mi è parsa un’esagerazione. Il destino mi è corso in aiuto e, mentre cercavo una buona risposta, il microscopico cane della vecchina ha innondato il marciapiedi con una merdina grande un terzo di lui.
Insomma, signora, le pare il caso?” Ogni tanto poter fare il verso mi rende veramente fiero di mè.
Imbarazzata ma non sconfitta, la vecchina ha incassato il colpo ed è tornata all’attacco. “E’ solo un cane poverino. Un uomo dovrebbe dimostrare più rispetto.
Certo signora, ha ragione. Ed infatti io ora aspetto che l’uomo all’altro capo del guinzaglio pulisca il marciapidi dalla scultura neo realista del cane.
A questo punto la vecchina si è resa conto che tirava brutta aria ed è ripartita con passo di marcia verso l’infinito. Non ho saputo resistere alla tentazione di infierire …
Faccia pure con calma, io l’aspetto qui. Sa, per assicurarmi che nessuno gliela possa portar via.
Sono passate alcune ore, sono andato a buttare dell’immondizia e la scultura neo realista è ancora al suo posto, già ghigno al pensiero di poter reincrociare la vecchina ed il suo cagnolino da queste parti.
Stay Tuned.

giovedì 2 agosto 2012

I pirati preferiscono le bionde.



Era scesa la notte sul ventiduesimo giorno di luglio dell'anno del Signore 2012, una colorita collezione di varia umanità gremiva la Taverna ai Mastri d'Arme sollazzandosi tra birra e libagioni. Una brezza fresca riusciva di quando in quando a farsi largo tra i tavoli ed a spezzare l'afa che per l'occasione era stata importata direttamente dalla Tortuga; da un'ora almeno i Drunken Sailors cantavano di mare, donne e tesori.

Una giusta dose di spiedini - ed a questo proposito lasciatemi dire che l'ananas con i gamberi è come il cacio sui maccheroni - mi aveva messo in pace con il mondo e persino la mia proverbiale avversione verso la gente era sotto controllo. In genere sono molto refrattario al mescolarmi con gruppi numerosi, preferisco osservarli da lontano senza doverne condividere il chiacchiericcio sonoro, l'intreccio di odori da cui sono immancabilmente avvolti ed il rischio di contatti fisici indesiderati; nel caso specifico sedevo soddisfatto e satollo chiacchierando con gli amichetti e le amichette al mio tavolo senza troppo badare a ciò che ci circondava. Anche in una simile situazione di distrazione e rilassamento i miei sensi di ragno non mi hanno tradito e nel giro di pochi minuti mi hanno indicato il giungere ben quattro interessanti creature facenti parte dell'universo femminile.

La prima ad arrivare è stata una fanciullina sui vent'anni con una coloritissima capigliatura tra il blu ed il viola (se la memoria non mi tradisce), una scelta appariscente e per molti versi eccessiva ma molto ben abbinata sia nel vestiario che nell'atteggiamento: un vestitino molto corto che lasciava quasi tutta la schiena scoperta e di un colore capace di richiamare quello della chioma, il tutto portato con molta naturalezza. Un po' magra, forse, ma la tentazione di azzannarle una coscia appena sopra il ginocchio è stata la reazione ben evidente in un sacco di sguardi. Presuppongo ci fosse anche nel mio, non avendolo visto non posso garantire, ma il pensiero è stato quello senza alcun dubbio.

Poco più tardi è arrivata la biondina che potete vedere nella mia pessima foto. Di qualche anno più vecchia rispetto alla fanciullina multicolore ha dato mostra di uno stile ben diverso: una scelta all black in netto contrasto sia con la capigliatura che con l'incarnato (sospetto la prima di esser stata un zinzino ossigenata ed il secondo di esse stato sepolto con un veletto di fondotinta), sia la maglia che i pantaloni elasticizzati e quindi assolutamente fascianti; una morbidosissima bambolina di porcellana. Il suo passeggiare lungo il corridoio ed accanto al tavolo dove sedevo è stata una vera giUoia! Tutto quell'ondeggiare flessuoso aveva un che di poetico, una poesia un po' sui generis magari, diciamo più materia per Erato che per Euterpe o Calliope.

Le ultime due sono arrivate insieme, parte femminile dell'uscita a quattro di due coppie. All'origine non dovevano essere molto più alte della biondina eppure svettavano ben al disopra di lei mentre procedevano lungo il corridoio seguite dal ticchettare delle loro scarpe. Se non avevano ancora raggiunto i trenta dovevano essere in dirittura d'arrivo e forse proprio per questa differenza d'età si distaccavano molto dalle precedenti: mercanzia messa molto più in vista con camicette sbottonate e generosi balconcini, trucco molto più appariscente e lo sguardo da panterone. Inizialmente questi dettagli mi hanno distratto ma poi lo sguardo è sceso e sono stato folgorato dalla vista delle loro scarpe! Quanto vorrei essere riuscito a fotografare quelle scarpe, non credo riuscirò mai a descriverle in modo degno. Il primo paio aveva la parte frontale tale e quale a quella d'un corsetto, con pizzi e nastrini incrociati. L'eccesso di tessuto sul fronte, a causa credo di un problema di budget, aveva portato ad un difetto nella parte posteriore che era da metà scarpa fino a sopra il calcagno, dove il tutto si richiudeva stringendosi intorno alla caviglia. Le altre erano minimaliste: una rete nera con una suola su un lato ed un laccetto di cuoio per chiuderlo sull'altro, immagino ci fosse anche qualche cosa per darle compattezza ma per quanto abbia guardato non sono stato in grado di individuarlo.

Per tutta la sera, con gran sollazzo dei miei amichetti e delle mie amichette e con il supporto del mio maniaco sessuale preferito, ho cercato di strappare qualche scatto di queste quattro donzelle approfittando di ogni loro passaggio lungo il corridoio e delle loro numerose soste al banco. In ogni singola occasione qualcuno si è messo in mezzo all'ultimo istante ed ha vanificato i miei sforzi ed anche alzarmi per prendere una posizione più favorevole non ha aiutato. L'unica immagine dove è possibile intravvedere una di loro è quella di cui sopra. E poiché il tema della serata era quello piratesco sono giunto alla conclusione che: "I pirati preferiscono le bionde!"

Stay Tuned

domenica 20 maggio 2012

Non siamo noi ad essere razzisti ...




... sono loro ad essere napoletani!

Per prima cosa voglio spendere qualche parola riguardo al titolo che ho scelto. Si tratta di una provocazione voluta, della citazione di una battuta vecchia di anni e parte dello spettacolo di un comico dal chiaro accento partenopeo. Quanto segue non parlerà quindi di razzismo ma di "razzismo".

Giornata di sole in quel di Trieste, macchina parcheggiata da un capo della città mentre casa è dal lato opposto, poco male due passi faranno del bene ai muscoli, alla linea ed all'abbronzatura. Meno bene l'essere arrivati fin sotto casa solo per scoprire di aver dimenticato le chiavi in auto. Si sa, chi non ha cervello ha gambe, second lap!

Percorrevo la Riva Grumula stando adeso adeso alla marina e godendomi lo spettacolo della fitta foresta d'alberature quando una frenata improvvisa mi ha portato a ruotare il capo in direzione della strada. Tre ameni signori, abiti lisi, sacchetti di plastica del discount e gelato a stecco in mano stavano attraversando la strada.

Il semaforo e le strisce pedonali erano ad una decina di passi a valle rispetto al punto da loro scelto per attraversare, cosa che aveva costretto un autista a frenare bruscamente per evitare di arrotare il primo dei tre furbacchioni. Cose che capitano, chi può dire di non aver mai attraversato fuori dalle strisce per evitare un tratto di strada? Su, alzate le mani.

Bene, ora chi questo gioco lo fa a semaforo rosso abbassi la mano, resti a mano alzata solo chi si butta in mezzo alla strada quando le auto hanno il verde.

Fatto? Eccellente. Abbassi la mano chi attraversa di straforo solo se la strada appare libera, resti a mano alzata chi taglia la strada ad auto, moto ed autobus quando questi hanno la precedenza e si trovano a pochi passi di distanza.

Qualcuno ha ancora la mano alzata? Nel qual caso vada a farsi curare, è un aspirante suicida!

Non soddisfatti di aver bloccato il traffico, fatto rischiare un infarto al primo della fila ed un tamponamento a tutti quelli che seguivano, i tre hanno avuto la faccia tosta di risentirsi per il suonar di clacson e per gli auguri di buona pasqua che alcuni degli autisti hanno diretto loro.

Più stranito che curioso sono rimasto a fissarli (immagino con un'espressione ebete dipinta sul viso) mentre uscivano placidamente dalla strada lasciando campo libero alle auto e falciando un po' di aiuole per raggiungere il marciapiedi. Uno di loro, forse in un modo di pietà verso la piantina che aveva fatto scricchiolare sotto le suole ha buttato a terra lo stecco del gelato ormai finito. Avrà pensato che potesse attecchire e dar vita ad un cespuglio di gelati alla crema ricoperti di cioccolato?

Non si trattava di ragazzini, erano uomini sui quaranta; non erano ubriachi, si muovevano senza difficoltà; non erano italiani, i tratti erano più marcati e la carnagione più olivastra. Poteva trattarsi di est-europei, forse di asiatici (entrambi gruppi molto comuni a Trieste, vuoi per vicinanza geografica, vuoi per la presenza del porto). La cosa un po' mi ha sollevato, la mia opinione sull'educazione dell'Italiano medio non è particolarmente felice, evitare di peggiorarla con questo evento era una buona notizia.

Ripresa la marcia ho raggiunto l'auto, recuperato le chiavi e sono poi tornato sui miei passi ripassando nella zona in cui avevo lasciato i tre simpaticoni. Quando li ho visti seduti in mezzo alla zona pedonale dei moli, intenti in una sorta di picnic cittadino con tanto di scarpe sfilate ed ammucchiate accanto a loro non ho potuto resistere alla tentazione di immortalarli. Dovevano essere parte della mia piccola collezione di protagonisti inconsapevoli.

Il razzismo si basa sul preconcetto che vi siano tipologie di uomini migliori e peggiori, che la genetica distingua una razza dall'altra ponendo limiti e determinando caratteristiche migliori o peggiori negli individui. La mia opinione è di far parte di una categoria di persone migliore di quella a cui appartengono i tre simpaticoni, questo fa di me un razzista?

Se il punto fosse la loro etnia lo sarei senza alcun dubbio, se giustificassi le loro azioni con la loro etnia lo sarei senza alcun dubbio. Ma visto che trovo inammissibile un simile comportamento da qualsiasi genere/razza/specie provenga non credo di fare distinzioni razziali tali da poter essere definito razzista.

Mi accontento quindi di un "razzismo" basato sull'educazione e pesato sul comportamento degli individui indipendentemente da quale sia il loro codice genetico. Posso tollerare l'ignoranza nella misura in cui derivi da situazioni in cui non sia stato possibile porvi rimedio, ma quando questa sfocia in arroganza, maleducazione, inciviltà e comportamenti in cui divenga evidente il disinteresse per la dignità e le necessità d'altri (singoli individui o società che siano) la mia tolleranza piomba a zero.

Quando poi mi capita di pensare che equivalenti italiani di questi fenomeni hanno i miei stessi diritti legali provo un vago senso di astio ed anelo una società maggiormente meritocratica in cui, per esempio, il voto di una persona corretta non valga tanto e quanto quello di un simile incivile. Poi torno con i piedi per terra e mi passa ... per fortuna o purtroppo?

Stay Tuned

sabato 7 aprile 2012

Cowbird - Libri & Informazioni

Pubblicato su Cowbird.


Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una piccola libreria straripante di volumi di ogni genere e tipo. La suddivisione degli ambienti interni lasciava intravvedere chiaramente il suo esser stata una piccola abitazione, ora completamente ricoperta di scaffalature per poter ospitare il maggior numero di testi. Un luogo che mi ero ripromesso di immortalare con qualche fotografia, ma dove non avevo più avuto occasione di passare, se non in una sfortunata occasione coincidente, ovviamente, con il giorno di chiusura.

Ieri, armato del mio fido Borsello Tecnologico e di un cauto ottimismo dovuto alla giornata di sole, sono tornato in loco per portare a termine la mia missione. Ho rapidamente scoperto, con mio rammarico, quanto il clima fosse stato di generale ispirazione: nell'angusto spazio dell'ingresso si trovavano altre cinque persone, quindi il massimo che sono riuscito ad ottenere è stato fermarmi sulla soglia ed attendere che il traffico cominciasse a scorrere. La seconda brutta notizia era in agguato dietro l'angolo (o meglio, dietro ad un ragazzo che si trovava un paio di passi avanti a me), e consisteva in un cartello di cartone con una dicitura che più o meno recitava:

"Vietato l'ingresso con borse e zaini, depositarli sotto la scrivania."

Separarmi dal Borsello Tecnologico lasciandolo in balia di chiunque si fosse trovato in prossimità dell'ingresso del negozio? Sia mai! La mia (s)fiducia nel genere umano è troppo radicata perché possa lasciare il mio pargoletto solo ed abbandonato. Sarei tornato in una diversa occasione, magari accompagnato da qualcuno a cui poter affidare il prezioso bene, mentre portavo a termine quella che iniziava a prendere i connotati di una mission impossible.

Voltatomi per uscire mi sono trovato davanti ad un nutritissimo gruppetto di adulti e bambini, probabilmente un paio di famiglie in gita, alla cui testa vi erano una donna ed una ragazzina. Lo sguardo estasiato della bimba nel trovarsi dinnanzi a tutti quei libri mi ha fatto capire d'essere dinnanzi ad una lettrice in erba, una sorpresa molto piacevole. La donna invece ha dato meno peso al luogo in sé, era alla ricerca di informazioni stradali ed ha quindi iniziato ad interpellare i presenti.

Le stavo dinnanzi, ero senza alcun dubbio il più vicino, ma la signora si è dimostrata molto metodica ed ha iniziato chiedendo alla prima persona sulla destra rispetto all'ingresso: il ragazzo che poco prima si trovava davanti a me.

"Scusi, sa dove si trova via Cavana?"

Ricevuto un diniego ha proseguito con una ragazza ripetendo la domanda, e poi ancora volgendosi verso di me. Stavo preparandomi a rispondere, ma lo sguardo della donna si è limitato ad inquadrarmi per un istante passando oltre ed andando verso due signore che stavano parlottando sul lato opposto dell'ingresso. Devo aver avuto un'espressione molto perplessa, perché la ragazzina ha sorriso con aria divertita e si è stretta nelle spalle tornando a spulciare su una delle scaffalature in attesa che mamma/zia finisse le sue interviste.

Anche le due signore non avevano saputo rispondere, ma piuttosto che chiedere a me la signora è rinculata verso l'esterno, seguita dalla ragazzina trotterellante, ed ha scrollato il capo per comunicare al resto della compagnia di non aver trovato notizie utili. Mentre mi fiutavo spalle e braccia per assicurarmi di non emanare qualche effluvio nauseante, ho sentito che un'altra delle donne del gruppo azzardava:

"Credo dovremmo scendere verso il mare, poi girare a destra" (Direzione corretta)

Colei che mi aveva schifato, evidentemente investita del potere di capo branco, non era d'accordo. A suo parere avrebbero dovuto continuare a salire. Il gruppo si è quindi messo in marcia (nella direzione opposta a quella corretta) arrancando in salita per andare a perdersi nel nulla.

Avrei forse dovuto avvisarli che stavano sbagliando? Tutelare il resto del gruppo, dalle scelte poco sagge della donna che lo guidava? Ci ho pensato un mezzo secondo più o meno, poi il mio carattere profondamente rancoroso e sottilmente malvagio ha prevalso. Si godessero il piacere di una bella salita sotto il sole per scoprire di essere andati nella direzione sbagliata, forse questo li avrebbe resi più saggi ed accorti nella scelta della persona a cui affidare la scelta del percorso.

Sollazzato da questo pensiero, ho fatto una foto alla vetrina della libreria ed ho proseguito nel mio vagabondare.

Stay Tuned

martedì 27 marzo 2012

Datemi un martello ...

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, la giornata era soleggiata, il clima mite, il lettore di Mp3 mi stava offrendo un sottofondo a base di "Ballo in fa diesis minore" [Angelo Branduardi] e "I wish I was a punk rock girl" [Sandi Thom] e me la spassavo con la mia attività urbana preferita: la (spasmodica) ricerca di parcheggio. Nella zona in cui mi avrebbe fatto realmente comodo parcheggiare vi sono pochissimi sistemi per poter trovare un posto.

Ereditarietà: Una diretta discendenza da una delle famiglie che, in tempi non sospetti, ha preso possesso dei parcheggi e che tutt'ora ne mantiene la potestà. Questo spiega il fatto che alcuni dei posti in questione siano occupati da veicoli visibilmente datati: Fiat Argentera, Lancia Appia, ed a guardar bene anche una due cavalli (intesa come biga romana).
Appartenenza a culti Esoterici: Divenire un Druido non garantisce la certezza di avere un posto, ma per lo meno da la possibilità di poter apprendere la ricetta della pozione magica di Panoramix.
Sacrificio di una Vergine: Che ovviamente va offerta ad uno degli attuali occupanti, nella speranza che valuti conveniente lo scambio e vi ceda il posto. Starà poi a voi sbrigare le vostre commissioni prima che lui sbrighi le sue e vi richieda indietro il parcheggio restituendovi la non-più-vergine.

A Trieste sono poco più che uno straniero importato, ho provato a diventare un Druido ma sono stato espulso per essere venuto meno durante la prova pratica di "Lettura delle interiora", per quanto riguarda le vergini, non è che sia contrario ai sacrifici umani, ma avevo bisogno di un parcheggio per tutta la giornata.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, ben incanalato nel traffico ed agevolato da un'insolita onda verde procedevo speditamente ... allontanandomi sempre più dalla mia meta, nella puerile speranza di trovare un luogo più propizio dove abbandonare l'auto.

La zona delle rive, in virtù di un enorme spazio adibito a parcheggio (a pagamento) non è propriamente il paradiso del parcheggiatore (che ritenga 1,50 euro l'ora un furto inammissibile), ma in genere sa essere generosa con chi la corteggi con la dovuta dedizione e le dimostri un amore sincero.

Con una canzone d'amore sulle labbra, ed un enorme mazzo di rose rosse che ingombrava il sedile del passeggero, mi sono immesso in un rettilineo a senso unico mantenendomi sul lato sinistro della strada. Come per magia sono apparsi tre posti vuoti, il primo strettino ma i due successivi abbastanza spaziosi per permettere la manovra anche ad un totale inetto (e, modestamente, riesco ad essere chirurgico in manovra).

Ero così emozionato da dar poco bado al fatto che si trovassero sul lato destro della strada, in fondo non avevo che da mettere la freccia ed iniziare a poggiare verso l'altro lato della strada. Unico dettaglio l'autobus che è comparso alle mie spalle, sparato come un colpo di schioppo: più un caccia in volo radente che un mezzo pubblico nell'esercizio delle sue funzioni.

Non volendo mettere alla prova gli areofreni dell'F-15 tagliandogli la strada e preferendo evitare di testare anche quelli del camion alle mie spalle, ho rapidamente elaborato un piano alternativo ed ho accelerato con l'intento di circumnavigare rapidamente l'isolato ed imboccare nuovamente il senso unico, questa volta stando sul suo lato destro.

Immagino che arrivati a questo punto vi sarete fatti un'idea del tema di questa storiella e starete sfregandovi le mani convinti di conoscerne già il seguito. "Fatto il giro dell'isolato i parcheggi erano già stati occupati. Sai che sorpresa ..." Sappiate che se l'avete pensato, avete ragione solamente per metà, le cose sono andate in modo leggermente differente.

Rientrato nel senso unico mi sono reso conto che il primo dei parcheggi larghi era stato occupato, un evento che non mi stupiva ne mi rabbuiava: a fare il giro dell'isolato ci avevo messo meno di un minuto, era credibile che non li ritrovassi tutti e tre liberi ed in fondo me ne bastava uno solamente. Inoltre si trattava di uno dei due parcheggi larghi, uno spazio in cui anche un incapace sarebbe riuscito ad entrare, nella peggiore delle ipotesi avrei potuto occupare il posto stretto, un numero ben minore di autisti avrebbe potuto competermelo, e non potevano essere passati tutti lungo quella strada in quei quaranta secondi di assenza ...

Ed infatti nel parcheggio stretto nessuno era riuscito ad entrare! Si era limitato a mettersi in seconda fila in corrispondenza dello spazio vuoto (troppo stretto perché riuscisse ad entrarci agevolmente) bloccandolo completamente e facendo si che nessun altro, anche se meno impedito nelle manovre, potesse fare ciò che lui non era stato in grado di compiere.

Mi domando cosa possa spingere un individuo a fare una cosa simile. Mi rifiuto di credere che possa aver pensato che fermarsi in seconda fila divenisse lecito, se lo si faceva in corrispondenza di un posto vuoto. Ma allora, perché coprire un parcheggio quando aveva decine e decine di metri di altre auto accanto a cui fermarsi? Come può un simile microcefalo aver ricevuto la patente?

Sbuffo, supero l'auto in sosta e riprendo la marcia puntando all'ultimo posto libero che appare dinnanzi a me, come l'autogrill giungeva a dar serenità a Cisco & Company nella loro "Rotta per Casa di Dio".

Per poter superare l'auto in sosta, ho dovuto ovviamente dare la precedenza a chi stava sulla corsia di sinistra; uno di loro, un bel SUV nero, poggia nuovamente a destra e mi si piazza davanti portando con se una nuvola di cattivi pensieri. La speranza che debba andare dritto all'incrocio mi crolla davanti come un castello di carte quando mette la freccia verso destra e punta diritto verso il MIO parcheggio.

Strepito, sbuffo e soffio, ma le mie capacità da lupo cattivo non sono sufficienti a far volar via l'auto come una casa di paglia o di legno; il SUV arriva al parcheggio e ... si ferma in seconda fila bloccandolo esattamente nello stesso modo dell'altro. Non si prende nemmeno la briga di fare una manovra che anche un paramecio ciliato potrebbe eseguire senza difficoltà, si limita a fermare l'auto ed a scendere.

"Dovrà solo andare al bancomat" penso "Ed ha lasciato l'auto così perché riparte subito" accosto e lo osservo aggirarsi sul marciapiedi. Uomo che dalla cinquantina sta galoppando alla sessantina, con pantaloni di pelle che farebbero sembrare ridicolo anche un trentenne senza il fisico adatto (no, non aveva il fisico adatto), con quel colorito malsano che solo l'uso eccessivo delle lampade abbronzanti riesce a dare, braccialetto d'oro da mezzo chilo al polso e akimbo di cellulari.

Sono scoraggiato come e depresso come un bambino olandese che non abbia una diga bucata da salvare infilandoci il dito, ma cerco di superare l'empasse, abbasso il finestrino e l'apostrofo.

"Mi scusi, può spostare un po' l'auto? Vorrei parcheggiare."
"Sto aspettando una telefonata"
No, tu aspetti una svendita di buon gusto e di senso del ridicolo.
"Capisco, ma basta qualche metro più avanti, così riesco ad entrare nel parcheggio""
"Parcheggiati pure dietro a me, non c'è problema"
Sorvolando su dove potrei consigliarti di infilarti il "tu", gentile concessione quella che mi fai dandomi il tuo benestare a parcheggiare in seconda fila.
Meglio proseguire, ancora una risposta simile e va a finire a mazzate. Risollevo il finestrino e riparto, con il cuore gonfio di tristezza e la consapevolezza che dovrò cercare posto al Passeggio Sant'Andrea. Cerco di farmi forza, in fondo se trovo un posto libero nel primo tratto di quell'angusto budello, non sarò così mostruosamente lontano dalla mia meta: venti, venticinque minuti al massimo (solo andata).

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste e sulla mia strada, a poche decine di metri dall'imbocco del Passaggio Sant'Andrea, mi sono trovato davanti a questo; una dimostrazione di come le diverse classi sociali possano cooperare senza alcun problema se si tratta di romper l'anima al prossimo! Il macchinone di un commendatore e la macchinina di un pinco pallino qualsiasi che, con mossa tattica ad imbuto occupavano quattro posti invece che due.
Ma si, tanto siamo in una zona della città praticamente disabitata, anche se prendiamo un po' di spazio in più non se ne accorgerà nessuno. Qui il parcheggio abbonda ... già, sono il buon senso ed il rispetto per il prossimo che deficitano.
Senza parole e sempre più cupo, proseguo per la mia strada e mi trovo dinnanzi a questo ...
Mi sono limitato ad una stretta di spalle, in fondo si trattava solo di un camper che bruciava quattro posti auto, una cosa abbastanza normale rispetto a quello che avevo visto negli ultimi minuti. Proseguendo dritto, qualche centinaio di metri più avanti ho trovato un posto dove parcheggiare e prima di approfittarne sono rimasto ad osservarlo con quel tenero ed ebete sorriso adorante che può avere un padre che osservi la figlia in abito da sposa prima di accompagnarla all'altare.

*** *** ***

Me ne andavo bel bello in quel di Trieste, con una mezz'ora almeno di passeggiata prima della mia meta, canticchiando "Datemi un martello" e pensando a quante applicazioni avrei potuto trovare per un simile miracolo della tecnica. Specchietti, finestrini, fanaleria, parabrezza, carrozzeria ...
Stay Tuned

lunedì 19 marzo 2012

Cowbird - Lo strano caso della porta chiusa

Questa mattina, grazie ad un caso fortuito, me la sono spassata alquanto osservando degli ignari passanti.
La cosa mi ha divertito a sufficienza da ispirare una sua cronaca (romanzata ma fedele), di cui inserisco si seguito un breve estratto, e che potrete trovare completa su Cowbird.

[...]

La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:
1. La targhetta "SPINGERE" posta all'altezza della maniglia.
2. Una targetta rossa con la dicitura "APRIPORTA" che si trova all'altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.
[...]
I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).
Una minoranza adocchiava il cartello "spingere" e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e ... il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.
Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.
*** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***
Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta "spingere".
Punta una mano e spinge ... nessun effetto.
Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge ... nessun effetto.
Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
"Mi sono sbagliato" con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
Si gira e torna verso l'interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.
[...]