Visualizzazione post con etichetta Lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lettura. Mostra tutti i post

sabato 8 dicembre 2012

Commento: L'Ala della notte.


ala-della-notte
Vi ricordate di questo libro?
L'ho ricevuto in regalo i primi di ottobre da Grazia, l'autrice di ToWriteDown. Per chi si fosse perso il lieto evento o avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria, consiglio la lettura di questo post.
Ho finito di leggerlo pochi minuti fa e, dopo l'immane sforzo di volontà necessario all'abbandonare il morbido abbraccio del divano, eccomi qui per potervi rendere partecipi delle mie impressioni a riguardo.
Titolo: L'Ala della Notte (Inglese: Night Wings)
Autore: Martin Cruz Smith
Traduzione: Nicoletta Lamberti
Editore: Mondadori (Il Giallo Mondadori)
Genere: Thriller
Pagine: 250

Per prima cosa non fatevi ingannare dalla Mondadori: non si tratta di un giallo.
Sebbene le primissime pagine possano essere considerate avere un'impronta simile a quella del giallo, la narrazione cambia  presto direzione e si concentra su aspetti ben diversi.

La strana morte di un vecchio stregone indiano dà il via alle indagini del Vicesceriffo Duran, appartenente della tribù degli Hopi, privo di ogni legame con le tradizioni e le credenze del proprio popolo.
Nel seguire il protagonista verso il suo percorso di analisi ed indagine, il lettore diviene spettatore delle dinamiche di vita delle nazioni indiane del Deserto Dipinto, attraverso un intreccio di cultura e politica indiana, di interessi economici, di misticismo e, ovviamente, di deserto.

L'autore è uno che con le parole ci sa fare e, con poche pennellate, è capace di delineare l'aspetto ed il carattere di un personaggio, o di ritrarre uno  dei vasti panorami in cui la storia è ambientata. Nell'unire questi ritratti si ottiene un quadro generale molto vivido, pervaso da un lontano romanticismo poetico che non gli fa però mai perdere in concretezza.

La storia, probabilmente a causa dei suoi trentacinque anni d'età, mi ha lasciato in bocca un sapore di già visto ed in alcuni tratti mi è sembrata perdere di ritmo. I personaggi, pur così ben caratterizzati, mi sono scivolati addosso senza riuscire a far veramente presa ed a differenza di quanto mi accade di solito, nessuno di loro è riuscito a suscitare simpatie od antipatie.

Giunto alla fine mi sono trovato nella strana situazione di aver apprezzato la capacità dell'autore, senza però essere mai stato realmente catturato dalla storia che stavo leggendo. Nell'interrogarmi su questa ambiguità sono giunto alla conclusione che possa trattarsi di una mia scarsa affinità con l'argomento trattato, quindi ho deciso di cercare qualche altro libro di Smith per aver occasione di un nuovo confronto con lui.

Stay Tuned.

sabato 17 novembre 2012

Ci siamo quasi ...


... il racconto per Perennemente Sloggata è a pochi passi dall'esser concluso. Oggi ho terminato la prima stesura ed ho già passato il tutto ad uno dei revisori - il secondo spero di poterlo cooptare domani - per avere le loro opinioni e potermi fare un'idea di cosa ci sia da correggere, rivedere e rifinire. Difficilmente riuscirò a completare il lavoro entro il fine settimana, ma conto di poterlo alla diretta interessata entro i primi giorni della prossima settimana. Non appena lei l'avrà letto ed avrà deciso in quale direzione vorrà che il finale si sviluppi scriverò le battute conclusive ed il tutto sarà pronto per essere pubblicato. Che dire? Evviva!
Stay Tuned.

venerdì 16 novembre 2012

Da gufi a pipistrelli.


Una decina di giorni fa ho iniziato la lettura de "Il Regno dei Gufi" e dopo diverse sessioni di lettura oggi ho ufficialmente deciso di mettere la parola fine alla mia piccola avventura. Non scendo nel dettaglio e rimando ogni ulteriore commento alla piccola recensione che ho intenzione di dedicare a questo famigerato capolavoro del Fantasy inglese. La vera notizia è che nel consultare la pila dei "da leggersi" mi sono trovato in mano "L'Ala della Notte". Vi ricordate di questo libro? Ne avevo parlato qualche tempo fa [click]. Bene, oggi sostituisco i gufi di Martin Hocke con i pipistrelli di Martin Cruz Smith e spero di trovare con loro una maggior affinità.
Stay Tuned.

domenica 11 novembre 2012

Letture in ordine sparso: Le porte senza meta.



Titolo: Le Porte Senza Meta
Autore: Eldies
Genere: Fantasy
La storia è ambientata sulla Terra in un ipotetico futuro, una serie di disastri ambientali hanno causato dei profondi mutamenti climatici, l'equilibrio politico ed economico si è infranto e la società come oggi la conosciamo ha lasciato posto ad un nuovo medioevo. Solo l'Australia sembra essersela cavata senza ricevere danni troppo drastici, per lo meno fino all'arrivo degli alieni. Sebbene gli ingredienti per parlare di fantascienza ci siano tutti trovo che questo romanzo rientri meglio nel genere fantasy, poiché la maggior parte delle spiegazioni vengono affidate ad un velo di misticismo più che alla scienza.
Superato lo scoglio del genere la narrazione procede agile e scorrevole senza tentare  virtuosismi stilistici e riuscendo così ad evitare il rischio di arenarsi in descrizioni infinite o pensieri contorti. I personaggi sono semplici e lineari, la divisione dei ruoli è chiara con i buoni schierati dal lato delle virtù, i cattivi a fronteggiarli nell'angolo dei vizi e la zona intermedia percorsa solo da alcune comparse. La storia ricalca il modello della cerca di gruppo, con il Colonnello Loneway e la sua squadra gettati tra i pericoli di un mondo ostile controllato da alieni potenti e malvagi. Eroi pronti ad affrontare ogni periglio pur di scoprire il segreto delle Porte Senza Meta, poiché questo potrebbe rappresentare l'unica salvezza rimasta per il genere umano.
Con un iniziale eccesso di zelo l'autore consegna agli antagonisti (alieni che rispondono al nome di Godran) una combinazione di poteri e caratteristiche tali da renderli degli avversari pressoché invincibili. Questo eccesso di potenza degli antagonisti unito alla necessità di evitare ai protagonisti una fine ingloriosa e prematura, diviene presto origine di azioni rocambolesche al limite del farsesco o a comportamenti di assoluta dabbenaggine da parte degli alieni. Questo neo fa il paio con il ripetersi ricorsivo di alcune situazioni ed a mio avviso priva il romanzo di parte del suo spessore.
Benché questi due dettagli evidenzino uno dei limiti del romanzo, Le Porte Senza Meta resta una lettura piacevole che mi sento di consigliare agli amanti del genere ed a chiunque sia capace di mettere da parte lo scetticismo per lasciarsi coinvolgere da una storia in cui il destino della razza umana si trova riposto nelle mani e nelle virtù di un piccolo gruppo d'aspiranti eroi.
Stay Tuned.

Le meraviglie del paccozzo: Missione Eagle


Titolo: Missione Eagle
Autore: Clive Cussler
Editore: Longanesi & C.
Genere: Avventura & Spionaggio
Pagine: 512
Ebbene, ci siamo. Dopo un'attesa che dura da metà luglio ho finalmente messo la parola fine alla lettura di Missione Eagle. Mi sembra doveroso chiarire che il libro è stato colpevole solo di una porzione di questa lungaggine, il resto è imputabile ad un eterogeneo insieme di svogliatezza generale e carenza di tempo. Non a caso la fine è giunta durante l'influenza quando la mia attività gravitava intorno al divano, alla copertina di pile ed ai libri da leggere.
E' normale, quando si legge un libro, trovarsi a confronto con i commenti di chi già lo abbia letto o abbia avuto qualche esperienza con il medesimo autore. Normale avere una serie di commenti differenti che possono variare dalla lode al muto storcer del naso per il disgusto, ma con questo libro mi è successa una cosa stranissima, tutti i commenti delle persone con cui ne ho parlato si potevano riassumere con la medesima frase: "Si, bello, però sono tutti uguali."
Non avendo mai letto Cussler prima d'ora non ho risentito del senso di deja-vu da cui tutti si sentivano in dovere di mettermi in guardia, ma ho avuto subito chiara percezione di perché il loro "bello" non suonasse mai molto convinto ed apparisse più simile all'introduzione politicamente corretta del successivo contrappunto negativo.
A mio avviso Cussler non scrive male, non ha nemmeno una narrativa brillante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso o di incantarlo, ma riesce a presentare gli eventi ed il loro evolversi in modo abbastanza dignitoso. I suoi personaggi, dai protagonisti agli antagonisti, dai coprimari alle comparse sono tangibili senza aver però una luce propria e quando cercano di uscire dalle righe sembrano forzati, come modelli in posa dinnanzi all'obiettivo.
L'intreccio - che come confermatomi anche da Santa Wikypedia - segue uno schema collaudato e molto simile ad un marchio di fabbrica per l'autore: si parte da un evento del passato lasciato aperto, si passa per la presentazione del problemone e dei malvagi antagonisti, si arriva all'entrata in scena del super-maxi-eroe Dirk Pitt e di li in un crescendo rocambolesco fino all'inevitabile sconfitta del male ed al ristabilirsi della sicurezza mondiale. Un po' come James Bond, con l'aggiunta di un sacco di cose navali e l'eliminazione dell'aplomb dell'agente segreto britannico. [N.d.a. Ci si riferisce ovviamente al James Bond di Sean Connery e Roger Moore, non alla reinterpretazione moderna e burina dello stesso.]
Missione Eagle - ambientato nel 1989 - è stato scritto nel 1984 ed è quindi facile perdonare l'ingenuità con cui vengono affrontati alcuni argomenti tecnici e scientifici, come la pirateria informatica, oggi argomento ben più noto e concreto di quanto potesse essere quasi trent'anni fa. Meno facile accettare senza batter ciglio l'insieme di deduzioni, casualità e scelte illogiche su cui si posano alcune delle svolte fondamentali dell'intreccio, ma con un minimo di sospensione dell'incredulità risulta possibile superare anche questo scalino.
Sul finale però più che sospendere l'incredulità al lettore viene chiesto a gran voce di applicarsi anima e corpo nella dabbenaggine. Vi spiegherò cosa intendo dire con due esempi abbastanza espliciti, chiunque abbia intenzione di leggere il libro lo tenga presente prima di procedere.
1. I Russi, dopo aver messo le mani sul presidente degli Stati Uniti ed avergli fatto un implanto mentale che li rende di fatto capaci di guidarlo come una sorta di marionetta, invece che agire in modo sottile per prendere il controllo del paese lo portano a compiere una serie di abusi di potere tali da portare il Congresso a votarne sfiducia ed incriminazione rendendo di fatto inutile tutto il lavoro fatto. In un confronto tra loro, in seguito al verificarsi di questo problema, il presidente Russo ed il suo vice si dicono stupiti della reazione degli Statunitensi e li definiscono impossibili da prevedere.
2. I giochi finali si svolgono lungo il Mississipi dove per i buoni è imperativo individuare e prendere il controllo di una particolare chiatta trainata da un rimorchiatore. Sul rimorchiatore è nota la presenza di un nutrito gruppo di orientali armati e pericolosi che hanno già aperto il fuoco su dei mezzi dell'FBI con delle mitragliatrici pesanti uccidendo e ferendo numerosi agenti. Un elicottero carico di Navy SEALs intercetta il rimorchiatore, l'ufficiale al comando parla con un megafono ad un orientale che si trova sul ponte e visto che questo fa segno di non sentirlo l'elicottero si avvicina ulteriormente. Poi, quando questo (unico visibile su tutta l'imbarcazione) fa loro segno di avvicinarsi ancora i SEALs pensano bene di atterrare al centro del rimorchiatore, forse nella speranza di ricevere qualche involtino primavera omaggio. Inutile dire che non appena i fessi si sono placidamente poggiati da ogni pertugio esce un cino-koreano armato di mitra e l'intera squadra viene falciata in men che non si dica.
Il cattivo si serviva di gruppi di assassini professionisti (come viene specificato più volte) e questo dovrebbe giustificare l'ingloriosa fine dei SEALs, ma professionismo dei cattivi a parte, l'ufficiale in comando aveva preso i gradi ad una riffa di paese? Li aveva trovati nell'Ovetto Kinder? Non c'è tempo per pensarci ora, la vicenda incalza e l'eroico protagonista è in arrivo per salvare la situazione ... lui ed un reggimento di figuranti dell'esercito confederato armati di moschetto, tutti su un barcone a pale riesumato dalle avventure di Tom Sawyer.
Da un lato abbiamo un gruppo di assassini professionisti armati di fucili d'assalto e nascosti in uno scafo di metallo, dall'altra un'accozzaglia di uomini di paese strafatti di birra ed armati di fucili ad avancarica che erge a barriera un bel mucchio di balle di cotone. Come mai potrebbe finire un simile scontro se non con un bel funerale con un sacco di vedove americane che piangono i loro stupidi mariti? Beh, con tutti gli assassini professionisti morti o catturati e i brilli eroi del sud vivi e vitali fatta esclusione per qualche ferito non troppo grave.

Sullo sfondo una marmotta incartava la cioccolata ...
Scritto come è scritto, con dei personaggi perfettamente in linea con lo stile di scrittura ed un intreccio appena accettabile, Mission Eagle potrebbe anche qualificarsi come lettura estiva ma lo scivolone del finale gli fa perdere ogni velleità di narrativa d'avventura e lo fa diventare fantascienza pura.
Stay tuned

sabato 3 novembre 2012

Vedo luce alla fine del tunnel …


In questi ultimi due giorni mi sono dedicato alla lettura di un sacco di proto-autori sconosciuti (a cui credo dedicherò un post un po’ più approfondito nei prossimi giorni) ed in particolare a dei testi che ho scaricato gratuitamente da feedbooks.
Dopo i primi tre, uno peggio dell’altro sono incappato in una storia graziosa. Non si tratta di un capolavoro per cui mi sento di piangere lacrime di gioia, ma è pur sempre un piacevole raggio di sole nel mare in tempesta degli orrori letterari che circolano sempre più spesso on line. Si tratta di “Le Porte Senza Meta”, l’autore è Eldies. Non appena l’avrò terminato avrete il mio commento, fino ad allora se siete curiosi potete trovare informazioni a riguardo su questoblog.
Stay Tuned.

mercoledì 31 ottobre 2012

Crazy Rainbow Star vol. 1 - La pistolera della morte



Titolo: Crazy Rainbow Star! Vol. 1 - La pistolera della morte
Autore: Giuseppe Pasquali
Editore: Writer's Dream
Genere: Fantasy - Steampunk
Pagine: 170
Che tempo da lupi...
Le vaste praterie verdeggianti delle Pacific Plains, che parevano perdersi nell'orizzonte sconfinato, erano ricoperte da una fitta pioggia battente che nuvoloni grigi rovesciavano a terra senza pietà. L'aria umida era attraversata dal tintinnare ritmico delle gocce d'acqua che picchiavano sulla struttura in legno del fatiscente saloon.
Lampi frastagliati e minacciosi illuminavano la penombra di quel pomeriggio che si avviava verso la sera, intervallati con sinistra cadenza da tuoni spaventosi, che rimbombavano come colpi di cannone su quella fetta di terra che separava l'Oceano Bianco a Est dall'entroterra sterminato dell'Ovest del continente di Gaerth.
La terra conosciuta da pionieri, coloni, avventurieri e Gendarmi solamente come la "Grande Frontiera".
"Il diavolo va in carrozza..." disse a mezza voce Maddie Mood continuando a ciondolare con fare annoiato sulla sedia a dondolo, sentendo nuovamente un tuono poderoso riempire il cielo di un grigio impenetrabile.
In lontananza Falstaff, l'immensa capitale dell'Unione dei regni di Gaerth, svettava come un'ombra nell'acquazzone.
Le sagome degli alti palazzi nobiliari, dei sobborghi, delle ciminiere e delle torri a orologio sormontate dai Cristalli di Mana, illuminati flebilmente dalle nove immense ellissi della Barriera Armonica, che roteavano incrociandosi senza sosta attorno alla città, balenavano sull'orizzonte sempre più cupo.
Riflessi multicolore, simili ad aurore boreali cangianti, riempivano il livore del cielo inondato di pioggia, effetti di luce causati dallo sfregare del Mana Selvaggio che, incontrollato, riempiva l'aria cozzando violentemente contro quello artefatto degli immensi Harmonixer a vapore della capitale, creato per erigere la barriera difensiva.
Senza quella cupola, generata dall'unione di antiche tecnologie antecedenti il Cataclisma, lo sfruttamento dell'energia a vapore e il potere magico del Mana, Falstaff sarebbe stata spacciata. Ogni città, ogni villaggio, insediamento o oasi esistente nelle immensità della Grande Frontiera aveva bisogno di una Barriera Armonica per continuare a esistere.
Eppure, ogni giorno che passava, per quanto l'uomo riuscisse seppur con fatica a riportare alla luce le antiche tecnologie, riuscendo ad imbrigliare persino la forza del vapore in treni ed oggetti meccanici, il Mana, l'essenza magica che permeava il mondo di Gaia, fuoriusciva incontrollato nell'aria, avvelenando la flora e la fauna di Gaerth.
Qualcosa aveva rotto l'equilibrio magico che sorreggeva l'intero pianeta, trasformando gli immensi spazi della Grande Frontiera in luoghi inospitali e pericolosi e gli animali che una volta la popolavano in mostri senza controllo chiamati con timore dai coloni Demoni, esseri così terribili che spesso nemmeno la Gendarmeria riusciva a contenere.
Senza la barriera armonica, Falstaff, come ogni altro luogo di Gaerth, sarebbe stata sommersa da mostri di ogni genere, resi folli dall'avvelenamento magico, e la sua popolazione sterminata.
Secondo gli scienziati magici della Lonely Star, una delle gilde di maghi indipendenti più famose della Grande Frontiera, in pochi anni il Mana avrebbe cominciato ad infettare anche le persone con esisti imprevedibili.
Fin dalle prime righe del racconto, come da tradizione per il Fantasy moderno, il lettore viene richiamato a gran voce a fare i conti con un mondo diverso e con le strane leggi da cui quest'ultimo è governato. Grazie allo sguardo ed alle riflessioni di Maddie Mood si verrà via via a conoscenza delle principali caratteristiche di Gaia e Gaerth, della situazione politica, di quella sociale e soprattutto si verrà introdotti alla particolare interpretazione magica & mistica scelta dall'autore.

Per introdurre l'argomento non ho trovato modo più efficace del citare (quasi) testualmente il pensiero a cui sono giunto durante la lettura: "Alla faccia, pare One Piece incrociato con Kenshiro". Certo, i poteri dei Frutti del Diavolo sono sostituiti dai Jesper degli Arcani, ma la base è molto simile: si tratta pur sempre di super poteri tematici che hanno delle attivazioni quanto meno pittoresche e degli effetti micidiali introdotti dalla vocalizzazione del nome della tecnica utilizzata (con nomi rigorosamente inglesi e scritti in corsivo). Vi confesso che quando la Mood, dopo essere ricorsa al  suo Arcano Luminoso dell'Imperatrice per attivare la Killer Queen, ha carbonizzato un avversario grazie ad un Hot Coffee Kick sono stato tentato di interrompere la lettura.

Una volta superato l'ostacolo della sorpresa e dopo aver tarato il mio genere d'attenzione da "libro Fantasy" a "fumetto Fantasy" mi sono rimesso all'opera. Protagonisti della storia sono la cowgirl Cecily Campbell (Arcano Maggiore della Morte: Dead Man Walking) e la sua spalla Carson (Jesper: Sliding Doors) che, a partire dalla scomparsa di un Cristallo di Mana ed a causa della loro successiva indagine per ritrovarlo, si trovano invischiati in un affare più grande di loro, orchestrato da Maddie Mood nel ruolo di deus ex machina. Lo stile di scrittura, non certo eccelso ma a tratti gradevole nell'efficacia delle descrizioni, alterna il ritmo frenetico degli scontri a quello più lento delle riflessioni ed anche attraverso una serie di flashback indirizza il lettore verso il concetto di epica impresa per la salvezza del mondo e delle genti.

Nel complesso ho trovato l'ambientazione abbastanza originale e pittoresca e forse per questo avrei preferito fosse sfruttata in un contesto un po' meno estremo e con una componente meno High-Magic. I personaggi sono coloriti e caratteristici ma pagano questa tensione verso l'eccesso con una certa plasticità, percepibile anche dal fatto che la loro entrata in scena viene sempre sottolineata dal ripetersi delle medesime caratteristiche fisiche e di abbigliamento; vi è inoltre qualche cedimento a favore delle macchiette comiche tipiche del fumetto giapponese, con Carson (per inciso un Demone-Gatto parlante) che esprime la sua passione per il seno di Cecily con enfasi fin troppo simile a quella del Maestro Muten di Dragonball e con esiti molto simili alla martellata da due tonnellate usata da Kaori in City Hunter. In questo una spolverata di sapore italico nell'affermazione: "Potevo rimanere offeso."

Una lettura che mi sento di consigliare agli amanti del genere manga ed agli appassionati del Fantasy (o dello Steampunk) alla ricerca di una storia leggera con cui riempire un pomeriggio uggioso. In entrambi i casi va considerato che essendo un primo volume introduce ad una storia senza svolgerla e quindi, per saperne di più, dovrete attendere la realizzazione e la pubblicazione del seguito.

Stay Tuned.

domenica 28 ottobre 2012

Potpourri di tosse, nebbia e pigrizia.

Domenica: palestra chiusa, biblioteca chiusa, naso chiuso ed una tossetta secca che ad ogni sua comparsa mi fa venir voglia di aprirmi la gola con un cucchiaio da minestra per quanto è doloroso il suo grattare. Ma il cucchiaio è in cucina, accanto alla minestra che sta riscaldandosi per il pranzo, la mia amata minestra di verdure, compagna di centinaia di pranzi e cene ... comincio ad odiarla.

Questa condizione psicofisica sull'orlo del baratro tra l'eccesso di pianto di un bambino capriccioso e la volontà omicida di un serial killer mi ha portato a rileggere gli ultimi post del Blog con cui, mea culpa, sono indietro in maniera vergognosa. Eccomi qui dunque, ben intenzionato ad un bell'aggiornamento globale che mi riporti in carreggiata.

Da cosa cominciare? Senza dubbio dalla scrittura! Come già detto in questo post ho interrotto la lavorazione del Primo Re per dedicarmi alla storia vinta da Perennemente Sloggata. I miei pomeriggi in biblioteca hanno abbandonato il mondo del Fantastico e sono approdati in un'ambientazione più moderna ed oscura in quella che vuole essere una miscellanea di Gotico e Punk. Dopo aver tanto parlato di profeti, divinità e metroner, l'unico modo di descrivere il piacere di provato nel poter parole come semaforo, bulldozer o Arbre Magique è farmi prestare uno "spasmico baby" da Austin Power.

Il racconto (credo di poter quasi confermare il titolo "La Congiura") procede abbastanza bene e per ora conta circa 12.000 delle 35/40.000 che credo avrà una volta concluso. Salta quindi l'idea di completarlo prima della fine del mese, ma ci sono buone speranze di poterlo consegnare entro la metà di novembre. Subito di seguito credo che metterò in cantiere il racconto per partecipare a Tramando 2013 ed infine
tornerò alla mia "Opera Prima".

Andando oltre la scrittura senza però abbandonare il tema editoriale la direzione è lieta di comunicarvi dei contatti recentemente intercorsi con una Casa Editrice con la quale potrebbe svilupparsi una collaborazione non tanto come editore, quanto più come lettore (e commentatore) di manoscritti e correttore di bozze. Un'eventualità a cui fino ad ora non avevo mai pensato ma che non manca della sua attrattiva. Vedremo ...
Ora facciamo un bel saltello sul lato opposto della barricata e parliamo di lettura. Inizierò subito con il dire che la mia dedizione al paccozzo mi ha portato a leggere ben tre pagine di Missione Eagle, di più non ce l'ho fatta. Ho riunito tutti i libri nella stessa pila e li sto lasciando macerare in attesa di essere colto da un nuovo estro masochistico. Accanto a loro c'è un'altra pila fatta di libri in prestito che hanno in comune l'autrice: Banana Yoshimoto, per quelli più che il masochismo dovrò trovare il tempo.

A turbare i miei già delicati equilibri di lettore è arrivato un Kindle, un acquisto fatto pochi giorni fa, un giochino nuovo a cui non ho potuto non dare attenzione con la conseguente lettura di: Minon (Fiorella Rigoni & Alexia Bianchini) e I deliziosi delitti di Little Town (Gaia Conventi), il primo in formato e-book, il secondo in pdf. Come prima cosa ho avuto conferma della fantastica leggibilità del Kindle, migliore non solo di quella a video ma anche di quella su libro di inchiostro e carta. Un po' meno pratico l'uso dei pdf perché l'adattamento alla pagina rende i caratteri molto piccoli, ma la loro nitidezza permette comunque di leggere senza rischiare la cecità.

Detto questo passiamo ai contenuti:

Minon
è un Fantasy-Lombardo fatto di eroi minorenni, oscuri signori del male, eletti senza cui il bene sarebbe condannato alla sconfitta, eterne creature immortali che ragionano (ed agiscono) come bambini capricciosi e semi sconosciuti privi di ogni attitudine alle relazioni interpersonali che limonano di punto in bianco. Insomma, un buon esempio del motivo per cui quando mi si chiede quale sia il mio genere preferito io parli sempre di ""Fantastico" e quasi mai di "Fantasy". Si potrebbe anche dire che si tratta di letteratura per ragazzi e cercare di lavarsene le mani così, ma a questo punto perché non dar da bere la Vinavil ai neonati, tanto è bianca come il latte e loro sono così piccoli ...

I deliziosi delitti di Little Town
è una raccolta di racconti brevi (e quando dico brevi intendo che alcuni arrivano a poco più di mezza pagina) il cui protagonista è la comunità di una piccola città immaginaria persa in qualche cantuccio rurale degli Stati Uniti. Ogni racconto permette di sbirciare un evento della vita (o della morte) di qualcuno degli abitanti, in un andare e venire lungo la linea del tempo del paese. Alcuni dei personaggi sono protagonisti di più di un racconto e molti diventano comparse il cui nome ricorre spesso anche quando l'argomento non li riguarda da vicino. Come in ogni raccolta la sensazione di alti e bassi nella scrittura viene enfatizzata anche dal singolo argomento trattato ed è quindi facile individuare i propri racconti preferiti o sviluppare simpatia per qualche personaggio in particolare. (Anagrammistery & Mortimer per quel che mi riguarda).

E' giunta l'ora di pranzo e questo fa vacillare i miei buoni propositi rispetto ad un'aggiornamento globale. Per ora mi fermo a scrittura & lettura, ma tornerò poi per qualche altro fattarello ... sugoso!

Stay Tuned.

sabato 6 ottobre 2012

A proposito del Paccozzo dei 10.000 commenti.


Sapete che l'ho vinto? Si? Bene. No? Come no, l'ho detto all'inizio di questa frase!

Ebbene, mi è stato consegnato di persona da una delegazione di Giramenti giunta a Trieste in pompa magna lo scorso fine settimana. Questo evento è stato anticipato nel post "Appunti di viaggio ..." ed è ancora in attesa di un apposito post esplicativo. Forse a questa mancanza provvederò nei prossimi giorni, dipende dall'ispirazione del momento. Per ora volevo confermare il suo arrivo e darvi un piccolo assaggio di quello che mi (e vi aspetta).

Come in precedenza mi sono riproposto di scrivere un commento per ogni libro qui contenuto (l'ho aperto e ci ho trovato alcuni titoli veramente agghiaccianti) chissà, forse anche loro potranno trovare ospitalità tra le pagine di Bookblister.
Stay Tuned

venerdì 5 ottobre 2012

Ed in un colpo di bacchetta la cartolina divenne libro.


Qualche tempo fa, bighellonando su ToWriteDown, sono incappato in un'interessante iniziativa promossa dalla padrona di casa (di qui in avanti indicata con il nome in codice: Grazia): si proponeva di ricambiare qualsiasi cartolina le venisse inviata (o consegnata) con un libro di sua scelta, mirato alla personalità del ricevente per quanto lei la conosceva. L'idea mi sembrava molto carina e quindi, dopo qualche incerto tecnico, abbiamo provveduto ad uno scambio di indirizzi e per me è iniziata la caccia alla cartolina adatta.
Dopo aver valutato qualche veduta di Udine, Lignano, Pordenone, Grado, Aquileia, Muggia e Trieste è giunto il momento di una gita in quel di Postumia e tutto mi è apparso chiaro. Le grotte mi hanno incantato (lascio ogni altro dettaglio ad un diverso post per evitare un'infinita digressione) e la caccia si è risolta con la scelta di uno scatto capace di trasmettere la loro magnificenza. La cartolina è partita il giorno seguente e malgrado la mia abituale maledizione postale è giunta a destinazione senza perdersi in qualche strana dimensione Warp.
Passate le ferie (eh già, perché il mio tempismo ha fatto si che Grazia partisse il giorno prima dell'arrivo della cartolina) anche il pacco con il libro ha preso il volo ed un paio di giorni fa è arrivato a destinazione. Secondo la tradizione il suo arrivo è stato immortalato da uno scatto fotografico che vi propongo qui di seguito e nel quale vi prego di notare mia sovrumana perizia con l'utilizzo dei mezzi grafici offerti dal Paint.

Dopo aver adeguatamente fotografato il pacco ho proseguito con il rito e scoperto il suo contenuto. Un libro che non conoscevo di un autore di cui non avevo mai sentito parlare, insomma una potenziale accoppiata vincente per poter conoscere sia una nuova opera che un nuovo autore. Siete curiosi di sapere di che libro si tratti? Spero di si, perché ho fotografato pure quello.

Qualcuno di voi l'ha mai letto? Ecco, se così fosse badate di non fare commenti che possano svelarne la trama o svolazzo fino da voi come il pipistrellozzo di cui sopra e vi mozzico. All'interno del libro ho anche trovato una dedicuzza manoscritta di cui (forse) vi dirò di più nel momento in cui avrò terminato la lettura e scriverò il mio commento sul libro.
Per ora mando un ringraziamento di cuore a Grazia e vi saluto.
Stay Tuned.

martedì 11 settembre 2012

Errare è umano, perseverare ...

Vi ricordate del Paccozzo che ho vinto qualche tempo fa? Nel caso in cui la risposta sia negativa istruitevi!
Ebbene, quest'oggi ho replicato la vittoria e mi sono aggiudicato anche la sua edizione speciale messa in palio per il commento numero 10.000! Come già fatto in precedenza ho preso l'impegno di leggere tutto ciò che il Paccozzo conterrà (mescolandolo a quanto mi manca di leggere del precedente) e di scrivere un commento su ogni libro letto.

Appena questo nuovo blocco di carta mi piomberà tra capo e collo vi terrò aggiornati con la lista dei titoli, fino a quel momento ... 

Stay Tuned.

A domanda, rispondo! Anche se a nessuno interessa il mio parere …


Pare che questa serie di domande sia comparsa su Yahoo Answers, io la ho copiate da qui. Detto questo veniamo alle risposte:

25 domande sui libri

1. Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non scelgo quello che leggerò, scelgo quello che non leggerò mai. In tutto ciò che rimane da questa scrematura è caccia libera. Le recensioni mi influenzano poco, al limite è il recensore a poterlo fare.
2. Dove compri i libri: in libreria o online?
Quando compero libri (cosa che succede di rado, in genere sono prestiti o regali) lo faccio in libreria.
3. Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Ne ho sempre una scorta.
4. Di solito quando leggi?
Vado a periodi, quando ho tempo e voglia leggo durante l'arco dell'intera giornata. A volte capita che non apra libro per giorni e giorni.
5. Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No.
6. Genere preferito?
Il fantastico. Ma mi capita molto spesso di tradirlo.
7. Hai un autore preferito?
Si e no. Ho degli autori che si alternano nelle mie preferenze a seconda del momento e dell'umore.
8. Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Quando ho iniziato a capire come facessero i miei genitori a trasformare quegli strani segni in parole.
10. Presti libri?
Solo se sono certo che torneranno all'ovile.
11. I tuoi amici/familiari leggono?
Si.
12. Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dal tempo e dal libro. Alcuni non durano più di mezza giornata, altri si spalmano in settimane o mesi.
13. Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Certo. E sospetto di chiunque nei dintorni non faccia altrettanto.
14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
Qualche cosa di allegro e gaio, per esempio "1984" di Orwell.
15. Perché ti piace leggere?
Perché è l'equivalente mentale del culturismo.
16. Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
L'origine è indifferente, l'importante è leggerlo.
17. Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Mi è capitato in diverse occasioni. Anna Karenina per esempio, ma anche i Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, Il Silmarillion ed un sacco di altri.
18. Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Mi è capitato di essere attirato da una copertina e di aver preso in mano un libro per questo. Ma se dovessi acquistare dalla copertina leggerei solo cataloghi di biancheria intima femminile.
19. C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?
Nessuna.
20. Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?
Li porto ovunque ma cerco di aver cura della loro salute.
21. Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Non me ne viene in mente nessuno in particolare.
22. Come scegli un libro da regalare?
Lo scelgo in base a ciò che conosco della persona a cui intendo regalarlo.
23. La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
La mia casa è la mia libreria, non c'è alcun ordine.
24. Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Dipende dal libro e dalle note.
25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Solo dopo aver letto il libro e solo se questo mi è piaciuto a sufficienza da lasciarmi la curiosità di saperne di più.
Voi che ne pensate? Non siate timidi ...

Stay Tuned.

giovedì 19 luglio 2012

Le meraviglie del paccozzo: La leggenda del santo bevitore



Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Editore: Adelphi
Genere: Testamento spirituale
Pagine: 73

E' con una sorta di atavico terrore referenziale che mi accosto al commento sul sesto libro del paccozzo. Tra le mani mi è capitato uno dei racconti brevi considerato tra le pietre preziose della letteratura del novecento ed io, a mio rischio e pericolo, non riesco a dirne un gran bene.

Ho letto molte cose riguardo a questo libro, l'ho sentito definire il testamento dell'autore, sono rimbalzato tra elogi e mirabolanti fraseggi mirati ad esaltare le capacità narrative e le qualità tanto del racconto in sé quanto del suo autore. Quando l'ho trovato nel paccozzo ho anche espresso qualche dubbio a riguardo e nei commenti ho anche trovato il sostegno di un paio di altre lettrici che lo confermavano essere una lettura piacevole. Poi... l'ho letto.

Inizierò con il dire che ne "La leggenda del santo bevitore" si percepisce la mano di uno scrittore capace. La lettura scorre piacevole tra personaggi tratteggiati con gusto ed efficacia, scene rese chiare solo suggerendone la forma e senza esser costretti ad entrare nel dettaglio, forme morbide e romantiche in grado di adattarsi ad ogni argomento, anche il più immorale, ammantandolo con un velo di eleganza. Una costruzione a tratti impeccabile, a tratti inutilmente ripetitiva come si trattasse non di uno scrittore consumato ma di un bambino armato di penna; una storia nella quale i personaggi hanno solo una forma presente, con rarissimi accenni al passato in grado di chiarirne i rapporti ed i trascorsi.

La storia ha un vago sapore favolistico e presenta una delle più improbabili serie di eventi e coincidenze che mi sia mai capitato di trovare su carta, tanto inverosimile da far supporre non si tratti della realtà ma, piuttosto, di quanto il protagonista - alcolista all'ultimo stadio - creda essere la realtà.

Nel complesso è un racconto piacevole da leggere tra gli alti e bassi della struttura narrativa, forse un buono spunto di riflessione sulla condizione psicologica e spirituale di un alcolista, ma a mio avviso ben distante dalle qualità del capolavoro con cui spesso viene identificato.

Se però qualcuno tra voi ha trovato una chiave di lettura tale per cui "La leggenda del santo bevitore" giunge ad essere una delle pietre miliari della letteratura del novecento spero di aver modo di confrontarmi con lui per capire dove sia il mio errore di giudizio.

Stay Tuned

martedì 17 luglio 2012

Le meraviglie del paccozzo: The X Files - Il Film



Titolo: The X - Files, Il Film.
Autore: Elisabeth Hand (Sceneggiatura di Chris Carter)
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza - La grande cospirazione.
Pagine: 220

Eccomi a voi, giunto a braccetto con il mio colpevole ritardo, per scrivere il mio commento sul quinto libro del paccozzo: "The X - Files, Il Film." Immagino a nessuno serva una retrospettiva su cosa sia stato X - Files, tenete quindi a mente quanto ricordate delle avventure di Mulder lo Spettrale e Scully la Tracagnotta mentre leggete quanto segue, renderà tutto più chiaro.

Pur non essendo mai rientrato nel numero degli Ultrà della serie ricordo di aver guardato decine di episodi e, tra i tanti, ricordo anche di aver visto il film da cui questo ... libro è tratto. La cosa accadeva quasi quindici anni fa quindi i ricordi erano abbastanza nebulosi, poche scene isolate senza nulla in grado di legarle le une alle altre. Un buon punto di partenza, pensavo, per poter leggere il ... libro senza essere ossessionato da un disperato attacco di "già visto, già visto, già visto."

Giunto a questo punto mi permetto una breve digressione. Quanti di voi ricordano quella reliquia del passato che risponde al nome di "Televideo"? Quanti ricordano la mitica pagina "777" grazie alla quale anche i non vedenti potevano godersi la ... visione di un film grazie alla simpatica vocetta che narrava loro le scene? Quanti di voi, per curiosità, necessità o peccato di gioventù hanno mai provato a guardare la televisione ad occhi chiusi usando la pagina "777" di "Televideo" per poter seguire l'andamento dello spettacolo? Quanti di voi, nelle mie virgolette casuali rivedono il Dott. Male che dice: "Laserone"?

Ebbene, io ricordo in modo abbastanza chiaro il mio esperimento con la pagina "777" di "Televideo" e nella lettura di questo ... libro non ho potuto fare a meno di riviverla ad occhi aperti. Con il procedere della storia sono stato colto sempre più di frequente da immagini e scene rigurgitate dalla memoria, uno strano trip fatto di parole scritte, visioni, suoni e voci che si sovrapponevano ai dialoghi. Non ho mai avuto il piacere di leccare una rana allucinogena ma credo possa dare una sensazione simile.

Andando oltre questa mia personalissima esperienza paranormale - di cui ho già inviato la sceneggiatura a Chris Carter che non si sa mai - lo stile di scrittura è essenziale, con alcune descrizioni riuscite meglio di altre e con la narrazione delle azioni lineare e ben comprensibile fino al momento in cui le cose non cominciano a farsi aliene. Da lì in avanti, cercare di figurarsi cosa stia succedendo senza l'ausilio del video, è come cercare di disegnare una delle creature "non euclidee" di Lovecraft.

Insomma, la signora Hand è una scrittrice dignitosa ma non eccelsa a cui è stato dato un blocco per appunti ed un biglietto per la prima visione del film, dopo di che si è arrangiata e l'ha raccontato così come l'aveva visto sottolineando in modo ricorsivo - ed a tratti tedioso - quelle che sono le pietre miliari della serie televisiva più visionaria e complottista del periodo. Uno tra tutti: "privo di contrassegni", usato per ogni genere di auto, elicottero, cisterna, camion, trattore menzionato nel ... libro, con l'unica esclusione di un gatto delle nevi. Mezzo che non ho potuto far a meno di immaginare come una sorta di guestbook pieno delle firme aerografate di tutti i cattivi presenti nella storia, dall'uomo che fuma all'uomo elegante, dal sicario con il taglio a spazzola all'alieno grigio ed ungulato.

Stay Tuned.

lunedì 2 luglio 2012

Le meraviglie del paccozzo: Hollywood Station




Titolo: Hollywood Station
Autore: Joseph Wambaugh
Editore: Einaudi [Stile libero ° Big]
Genere: Poliziesco
Pagine: 386

Di questo libro mi era stata garantita la bruttezza e dopo "Il tartufo e la polvere" e "La famiglia Radley" ero pronto a trovarmi a sguazzare nell'ennesima pozza di guano di pipistrello semifreddo. Il primo dialogo sembrava confermare in pieno questa ipotesi con due personaggi, due poliziotti, intenti ad uno scambio di battute tanto caotico da costringermi a rileggere più volte nel tentativo di capire a quale di loro attribuire ogni parola. Questo sforzo mi ha stancato molto presto quindi ho deciso di fingere si trattasse di un unico personaggio con una crisi di identità (avete presente Gollum dei tempi d'oro?) e sono arrivato in fondo al dialogo disinteressandomi a chi stesse dicendo che cosa.

Visto l'incipit mi sono affacciato al resto del romanzo in preda ad un vago scoramento e ci ho messo qualche pagina prima di realizzare quanto le cose stessero migliorando. Riuscivo a distinguere i personaggi, potevo attribuire le battute all'uno od all'altro e cominciavano anche a comparire delle personalità più distinguibili di Gollum & Gollum (per la cronaca Jetsam e Flotsam sono i soprannomi con cui vengono chiamati per tutto il libro, sospetto di non aver mai letto i loro nomi reali). Certo, si trattava di personaggi un po' triti, battute prevedibili e personalità abbastanza abbozzate ma era pur sempre un gigantesco passo avanti rispetto al guazzabuglio iniziale.

Ben presto, nel fitto della giungla di aneddoti e scene di vita vissuta che formano il 70/80% dei contenuti del libro, sono stato capace di intravvedere un filo conduttore, una vicenda portante in grado di legare tutti i personaggi in un intreccio basato sul caso e sulle coincidenze più che sulla logica od il realismo. Ho scoperto molte usanze del Lapd (Los Angeles Police Department), sono stato reso edotto sulle gravi problematiche politiche e sociali che rendono difficoltoso il lavoro delle forze dell'ordine, ho avuto modo di conoscere la propensione per la malavita dei popoli dell'europa dell'est (riassunti in "russi").

In tutto questo l'autore è chiaramente di parte e non si nasconde certo dietro ad un dito. Spiega le proprie ali d'arcangelo vendicatore e sotto di esse accoglie agenti che preferirebbero avere dinnanzi a sè una divisione corazzata nazista comandata da un Hitler redivivo piuttosto di un ragazzino ispanico (o peggio di colore) dotato di pistola ad elastici e mazza da baseball ricoperta di gomma piuma. Perché? Perché nessuno farebbe troppe domande se iniziassero a sparare su bianchi chiaramente ariani, mentre se provassero anche solo ad alzare la voce per riprendere il ragazzino verrebbero di certo tacciati di razzismo e crocefissi per placare l'opinione pubblica inferocita.

In questa disamina delle difficoltà operative, come nell'infinita mole di aneddoti, si percepisce chiaramente la mano di un autore più impegnato a dar voce ad un mondo conosciuto (Wambaugh è stato un ufficiale del Lapd) che a creare una storia. Si potrebbe facilmente definire un cronista più che uno scrittore. Guardandolo da questo punto di vista diventa più facile comprendere ed aggirare le numerose lacune stilistiche ed i contenuti, pronti a diventare inconsistenti e privi di spessore nel momento in cui non siano citazioni ma invenzioni dell'autore.

Wambaugh è quindi uno scrittore mediocre e ci presenta una storia mediocre, resa poco credibile dall'incredibile concatenazione di coincidenze su cui si poggia. Nel farlo la intervalla però  con aneddoti più o meno pittoreschi capaci di presentare il punto di vista della polizia sulla polizia stessa, un'esperienza strana a che non manca di essere piacevole se la si vive con lo spirito giusto. Non un libro in grado di rispondere ai miei gusti, non un'opera d'arte e nemmeno un libro che mi sentirei di consigliare se non agli appassionati della polizia americana, malgrado questo mi sono divertito a leggerlo e tutto sommato l'ho trovato piacevole.

Se dovesse mai capitarvi tra le mani non perdete l'occasione di leggerlo ma ricordatevi di farlo nel modo giusto, solo così potrete realmente assaporarne la bellezza. Qual'è il modo giusto? Prima leggetevi delle porcherie cosmiche come "Il tartufo e la polvere", "La famiglia Radley" o "Dexter l'Oscuro" ... e Hollywood Station vi sembrerà il primo raggio di sole dopo una tempesta o anche la prima indicazione di una toilette mentre un micidiale attacco di diarrea minaccia di seppellirvi di vergogna agli occhi delle migliaia di sensuali fanciulle vogliose che vi circondano. [N.B. Per le donne: "delle migliaia di uomini fascinosi ed eleganti"]

Stay Tuned

giovedì 28 giugno 2012

Notizie Flash


Questa mattina ho cambiato il router e la linea è magicamente tornata, incatenandomi alla scrivania per leggere gli aggiornamenti del caso. Attualmente, dopo un'ora e mezza di lavoro, mi mancano ancora 108 mail da leggere, la maggior parte sono segnalazioni di post di blog, la faccenda pare non aver fine.

In compenso  ho concluso il quarto libro del paccozzo e prossimamente mi dedicherò alla sua recensione, come brevissimo anticipo vi posso dire che non ha assolutamente confronto con i precedenti! Questo non è particolarmente brillante e non fa parte del mio genere di lettura preferita, ma è stato piacevole. Per punirmi di questo momento di gioia ho attaccato con il quinto: "The X-files, il Film" ... non aggiungo altro.

Stay Tuned

giovedì 14 giugno 2012

Le meraviglie del Paccozzo: La Famiglia Radley


Titolo: La Famiglia Radley
Autore: Matt Haig
Editore: Einaudi
Genere: Urban Fantasy, Vampirlico
Pagine: 361

Terzo libro del Paccozzo Commentozzo e per la seconda volta mi trovo costretto a fare una breve introduzione prima di arrivare a parlare del romanzo vero e proprio. Vi sono malelingue che hanno il coraggio ed il cuore di definirmi pedante e puntiglioso, mi si dice che sono troppo critico e poco disposto alla mediazione, inutile specificare come siano solo delle malignità prive di fondamento è sufficiente leggere un paio dei miei post per rendersi conto di che perla di ogni virtù io sia. Confesso però che ci sono alcuni argomenti dinnanzi i quali anche la mia abituale imperturbabilità vacilla e questo comporta il rischio di una posizione più spigolosa e radicale da parte mia. Un po' come quando il dentista sta scavandoti via mezza mascella ed insiste a dire: "Si rilassi", per quanta sia la buona volontà è più facile cedere alla tentazione di cacciargli un cazzotto in mezzo agli occhi [cit.] piuttosto di riuscire a sorridere come niente fosse. Ebbene, i Vampiri rientrano nel numero di questi argomenti tabù.

Ho sempre trovato affascinante il folklore vampirico e considero quello del vampiro un personaggio con enormi potenzialità narrative, un antieroe tragico e romantico attorno al quale è possibile intessere trame complesse e raffinate; un mostro istintivo e passionale in grado di rappresentare la depravazione a cui può giungere qualunque uomo si abbandoni a vizi e perversioni, senza esercitare su di loro il dovuto controllo. E' chiaro che i Vampiri mi piacciono? Bene, allora evito di dilungarmi oltre in spiegazioni, voi limitatevi ad assumerlo come dogma durante la lettura di questo commento.

De "La Famiglia Radley" si può elogiare la scorrevolezza della lettura, una ben magra consolazione vista la piatta banalità dello stile di scrittura dell'autore, incapace di costruire descrizioni evocative per luoghi, azioni o personaggi. La scelta di scrivere al presente non aiuta a dare corpo o profondità agli avvenimenti che si susseguono eguali a se stessi senza riuscire a coinvolgere od a suscitare qualsivoglia emozione. Persino l'annuncio "Nebbia in val padana" da parte di Bernacca riusciva ad essere più intenso e trascinante della prosa di Haig.

I personaggi sono abbozzati, racchiusi entro i confini dello stereotipo e poi stiracchiati in modo da apparire più grandi di quanto in realtà siano. Due genitori distanti tra loro e dai figli con cui hanno un rapporto meno personale e confidenziale di quanto potrebbe essere quello con il droghiere, una mancanza giustificabile in parte dalla difficile dell'adolescenza ma a tutto c'è un limite. Ci sono poi i cari figlioli: primogenito maschio e secondogenita femmina, due ragazzini emarginati e problematici incapaci di relazionarsi con i propri coetanei e di conseguenza vittima delle loro battute e di dispetti di ogni genere e tipo. Insomma la fotocopia dei personaggi di una qualsiasi commedia scolastica della Disney (e di un sacco di altri film), privata però del benché minimo spunto ironico ed appesantita da un latente senso di oppressione ed infelicità. I co-primari ricalcano alla perfezione l'originalità dei protagonisti e troviamo quindi sorprendenti perle di inattesa fantasia come il bullo grande e grosso con l'arguzia di una rapa, la ragazzina graziosa ma di umili origini orfana di madre e con un pessimo rapporto con il padre, il figlio del riccastro che fa da mente per il bullo e sostituisce i muscoli con la malignità, la vicina di casa insoddisfatta dalle prestazioni del marito che cerca di concupire il padre di famiglia.

Personaggi banali, legati da relazioni ancor più inflazionate. Il piccolo Radley ha una cotta per la ragazzina graziosa e di buon cuore ma non riesce a parlarle. La ragazzina graziosa e di buon cuore si fa sedurre dal fascino del meschino figlio di papà e gli offre un luogo ove parcheggiare la lingua, salvo poi rendersi conto di quanto sia meschino e figlio di papà. Il figlio Radley è la vittima del bullismo del grande e grosso. And so on ...

Giunto a questo punto sono costretto a ripetere una considerazione già espressa parlando de Il tartufo e la polvere: "Per non correre il rischio di aver prodotto un libro brutto come tanti altri ne esistono l’autore ha avuto la geniale idea di renderlo orrendo" inserendo in questa poltiglia di luoghi comuni la propria personale interpretazione del vampirismo. Già, perché i Radley sono vampiri ed i loro figli sono così mosci e tristi a causa dell'astinenza dal sangue. Ma c'è di più, i due marmocchi non sono nemmeno consapevoli della loro natura, papino e mammina hanno pensato di non rivelare loro ... l'oscuro segreto.

Come si fa a non sapere di essere vampiri, vi starete chiedendo. Andiamo con ordine:

1. Mamma, perché non posso uscire di casa di giorno? - Puoi caro, ma mettiti la protezione solare 60.
2. Mamma, perché non posso mangiare? - Puoi caro, una dieta ben equilibrata con tante carote e carne al sangue.
3. Mamma, perché gli animali scappano quando mi avvicino ed il nostro pesce rosso si è suicidato? - Sfiga.
4. Mamma, perché  ... - Tesoro, ti prego, drogati come i tuoi compagni di classe e facciamola finita!

Già, perché il nutrirsi di sangue non è obbligatorio, il sole dà fastidio ma nemmeno più di tanto ed i vampiri buoni, quelli astinenti, sono numerosi ed hanno un loro manuale di consigli (presente in stralci all'interno del racconto) per gestire ogni possibile difficoltà legata al fatto di vivere in modo normale. Gli uomini non sono a conoscenza dell'esistenza dei vampiri, una speciale organizzazione della polizia sì ma tollera la loro esistenza a patto che non facciano troppo casino . Esistono liste di vampiri intoccabili, locali notturni dove si radunano a decine, sangue di vampiro in bottiglia per chi non volesse fare l'astinente ma nemmeno uccidere innocenti.

Insomma, l'ennesima reinterpretazione (non richiesta) capace di svilire la figura del vampiro privandola del proprio fascino ed adattandola ad una storiella leggera senza capo ne coda. Già, perché c'è anche una storia sordida con morti, crisi di astinenza, tentati tradimenti, uno zio comparso dal nulla che si scopre aver piazzato un bel paio di corna in testa al fratello ed un figlio nella cognata ... tutto poi risolto con qualche gioioso colpo di scure ed un paio di voletti sopra i tetti del paesino.

Perché ne "La Famiglia Radley", oltre alle cozzate volano anche i vampiri.

Stay Tuned.

martedì 12 giugno 2012

Il terzo libro del Paccozzo … Puntata Seconda.


Ieri notte, mentre consolavo il gatto in crisi depressiva per il temporale, ho finito di leggere quel capolavoro che risponde al nome de: "La Famiglia Radley". Inizialmente avevo pensato di pubblicare quest'oggi il mio commento, poi mi sono reso conto di quanto scorrevole fosse la scrittura ed ho preferito dedicarmi al *cof*ro *cof*man *cof*zo.

Sono molto lieto di questa scelta che mi ha già portato in attivo di quattro pagine (spero diventino cinque prima dell'ora della nanna) e rimando quindi la recensione al primo momento utile. Non credo sarà domani, visto che passerò la giornata in trasferta, ma avete la mia parola che presto vi renderò edotti su almeno tre ottimi motivi per cui tenersi lontani dal libro suddetto.

Stay Tuned

mercoledì 6 giugno 2012

Il terzo libro del Paccozzo …


... dopo le prime quaranta pagine pare narrare la storia di una piccola famigliola di vampirucci medio borghesi.

Mi auguro di aver frainteso tutti i numerosi segnali comparsi fino ad ora, o nel momento in cui andrò a scriverne il commento dovrò faticare per trattenere le lacrime.

In ogni caso c'è una buona notizia: pare non brillino al sole.

Stay Tuned

lunedì 4 giugno 2012

Le meraviglie del Paccozzo: Dexter l'Oscuro





Il secondo libro del Paccozzo Commentozzo è giunto alla sua conclusione, se pensate di avere un cuore abbastanza forte per poterne sopportare i segreti fatevi avanti. Poi però, non dite che non vi avevo avvertito ... *Segue risata satanica*

Titolo: Dexter l'Oscuro
Autore: Jeff Lindsay
Editore: Mondadori
Genere: Thriller/Horror/Fantascienza
Pagine: 295

Prima di poter parlare del libro trovo doveroso spendere due parole riguardo alla serie televisiva di Dexter di cui sono un fervente ammiratore. Nelle cinque stagioni che ho seguito, pur tra gli immancabili alti e bassi, il personaggio di Dexter viene presentato e sviluppato in modo molto efficace e riesce a mantenere una certa coerenza di fondo ed in egual modo anche l'evoluzione dei co-primari, anche se veicolata dalle necessità di copione, resta sempre di buona qualità ed entro i limiti della credibilità. Nell'approcciarmi al libro, quindi, partivo dalla base di qualche cosa di noto e con la curiosità di scoprire quale fosse lo stile e l'efficacia dell'autore dalla cui mente era stato partorito un personaggio così di mio gusto.

Lo stile narrativo scelto dall'autore salta subito agli occhi: la quasi totalità della narrazione avviene in prima persona con la voce ed il punto di vista di Dexter stesso che ci introducono agli eventi, a questo si aggiungono alcuni brevi trafiletti in terza persona dedicati ad un fantomatico "Osservatore" od a un ancora più misterioso "Esso".

La parte giocata dall'Osservatore è abbastanza marginale, si limita a dare al lettore la sensazione di persecuzione provata anche dal protagonista e permette di inserire piccoli indizi riguardo al modo in cui Dexter venga marcato stretto da quello che sarà il suo antagonista in questo racconto. Attraverso i pensieri dell'Osservatore ci si affaccia sul suo punto di vista alquanto delirante, il che di per se stesso non sarebbe un problema: dall'antagonista schizzoide di un serial killer non ci si aspetta necessariamente lucidità. Il problema è che tanto gli eventi della storia, quanto le parti riguardanti "Esso" vanno immancabilmente a confermare gli allucinati castelli in aria dell'Osservatore.

All'interno della dimensione umana di Dexter e dell'insieme di problemi psicologici che l'hanno portato a sviluppare la necessità di uccidere va ad inserirsi un aspetto sovrannaturale (assolutamente non necessario) per il quale l'insieme delle pulsioni omicide del protagonista, che lui identifica con il nome di Passeggero Oscuro,  siano realmente un'entità indipendente e separata. Una sorta di anima malvagia in grado di migrare da persona a persona che, come tutti i propri simili, fa risalire la propria origine ad una creatura antica quanto il mondo ("Esso") che dall'alba dei tempi ha scoperto il piacere di possedere e traviare gli esseri viventi, a partire dagli animali per giunger poi alle scimmie ed agli umani.

Ora, una delle particolarità di Dexter, una delle caratteristiche alla base del suo fascino, era proprio il suo conflitto con la parte malvagia, la rigida disciplina insegnatagli ed impostagli dal padre adottivo perché potesse essere in grado di controllare i suoi impulsi omicidi e potesse quindi rivolgerli solo verso chi meritasse di morire, usando precauzioni e modalità tali da non rischiare di essere scoperto e condannato per i propri crimini. Far dipendere il Passeggero Oscuro da una sorta di possessione degna di un b-movie di fantascienza degli anni cinquanta è un colpo al cuore dell'originalità e del fascino del protagonista.

La vicenda narrata non ha un vero e proprio intreccio, si tratta in realtà di una trama tanto lineare da non prevedere alcun genere di colpo di scena o di sorpresa: se un personaggio viene in qualche modo coinvolto nelle indagini è destinato a diventare la vittima successiva o è egli stesso parte degli assassini, con la seccante possibilità che faccia parte di entrambi i fronti visto che la maggior parte delle vittime sono gli assassini delle vittime precedenti. A questa regola riescono a sfuggire solo i personaggi più strettamente legati a Dexter (parenti o colleghi di lavoro), e alcune comparse completamente inutili, inserite a forza in un contesto che non aveva nessun bisogno della loro presenza.

L'ennesima storia in cui l'arcinemico, pur avendo mille e mille volte l'occasione di eliminare il suo bersaglio, ha un qualche astruso motivo per voler aspettare, per tirarla per le lunghe ed arrivare al punto in cui più per una beffa del fato che per reale abilità, questi riuscirà a sfuggirgli ed a porre fine alla sua nefanda esistenza.

Un personaggio rovinato, una storia inconsistente che tira avanti per più di duecentocinquanta pagine per poi risolversi in poche righe ed un potenziale thriller psicologico tanto mescolato con l'horror fantascientifico da perdere la propria identità. Tutto questo raccontato per mezzo di uno stile di scrittura scorrevole, reso ancor più leggero e colloquiale dalla scelta della narrazione in prima persona. Questo facile approccio alla lettura e le descrizioni rese più vivaci dal punto di vista dissacrante e scanzonato di Dexter sono probabilmente l'unico punto a favore del romanzo, sufficienti a renderlo una lettura da spiaggia in grado di sostituirsi ad un Harmony, ma non all'altezza di meritare alcuna lode.

Confermo quanto già anticipatomi da Gaia nel momento in cui abbiamo parlato di questo libro: "Molto meglio guardare la serie televisiva."

Stay Tuned