lunedì 2 gennaio 2012

Manoel de Arriaga, un mafioso a richiesta

Avevo ingenuamente sperato di poter cogliere l'occasione delle festività per ritagliarmi il tempo necessario ad un corposo aggiornamento del blog, grave errore quello di sottostimare i banchetti e soprattutto l'effetto di spossatezza che ne sarebbe derivato. All'atto pratico mi sono ritrovato ad avere ancora meno tempo di quanto ne avessi in precedenza e di conseguenza ho lasciato il blog orfano d'autore. Poichè mi ero ripromesso di mantenere un buon ritmo d'aggiornamento mi sono ritagliato il tempo per fare una breve introduzione del primo personaggio che entrerà a far parte della Galleria dei Ritratti: Manoel de Arriaga.

Manoel rientra nel numero dei "personaggi da gioco" ideati e sviluppati per entrare a far parte di comunità di gioco di ruolo testuale ed ha preso forma per rispondere alle richieste di un'amica che aveva bisogno di una spalla da affiancare al proprio personaggio. Quello di cui aveva bisogno era un individuo che fosse collegato con il crimine organizzato e che per i propri trascorsi potesse avere motivo per trovarsi a collaborare con Isabeau, la figlia di un capo cosca inviata dal padre a prendere il controllo di una nuova area per conto della famiglia.

Venendo da una serie di personaggi estremamente espansivi e ben disposti verso i rapporti umani ho pensato di costruire il personaggio di Manoel rasentando l'estremo opposto, ho quindi deciso che doveva trattarsi di un individuo freddo e distaccato schiavo di una logica ferrea nella quale i sentimenti e le passioni non avessero alcuna valenza. Preciso, calcolatore, efficente, distaccato, assolutamente privo dei più comuni freni sociali e morali e quindi capace di ogni azione necessaria per portare a termine il proprio scopo, per bilanciare queste caratteristiche e dargli uno spessore maggiore di quello di una semplice macchina ho pensato di adottare l'escamotage di fornirgli alcune regole d'onore, la cui origine ho stabilito essere un insieme degli insegnamenti paterni e di quanto appreso nell'essere cresciuto dal proprio mentore: il padre di Isabeau.

L'idea che Manoel ed Isabeau avessero un lungo passato in comune piaceva ad entrambi così abbiamo stabilito che avessero passato la maggior parte dell'infanzia insieme, lei di qualche anno più giovane di lui, vivendo nella tenuta nei pressi di Arles che era la principale abitazione del padre di lei. Il padre di Manoel (per cui non ricordo se sia mai stato stabilito un nome) era un collaboratore di vecchia data del padre di Isabeau, uno dei suoi uomini più fidati ed il sicario più temuto tra quelli affiliati alla cosca.

Nel pensare alla serie di eventi che potevano aver spinto Manoel ad abbandonare il proprio lato umano il primo e più ovvio avvenimento poteva essere una tragedia familiare, scartata l'idea di un massacro dell'intera famiglia (mi piaceva l'idea che potesse avere un punto di confronto con i familiari) ho optato per la morte cruenta del padre durante il periodo della sua giovinezza. Visto che la sola morte del padre mi sembrava una motivazione un po' debole (e scontata) ho pensato di inserire un evento successivo che potesse aver intensificato la situazione. Immaginando che il giovane Manoel avesse ricercato una nuova figura di riferimento ho pensato che il padre di Isabeau, anche in virtù del rispetto e della fedeltà che aveva meritato da quello di Manoel, potesse essere un eccellente candidato; visto poi il legame che c'era tra le due famiglie mi sembrava anche più che plausibile che da buon mafioso vecchio stampo l'uomo avesse considerato come propria responsabilità il prendersi cura della famiglia dello scomparso.

Cosa poteva spingere il vecchio Debussy ad un comportamento tale da segnare così profondamente l'animo di Manoel? Nulla di meglio che l'istinto che spinge un padre ad agire in difesa della figlia. I giochi dei due ragazzi si fanno via via più adulti e nel momento in cui Manoel si rende conto di provare delle strane emozioni quando si trova in compagnia di Isabeau trova naturale cercare consiglio da parte del padre di lei che considera e tratta come uno zio e che rappresenta, insieme alla memoria del padre scomparso, la sua figura maschile di riferimento. L'uomo comprende che il giovane si è invaghito di sua figlia e benchè sia affezionato a lui non lo prende nemmeno in considerazione come possibile genero, per evitare ogni possibile rischio di legame dovuto alla convivenza stabilisce che il ragazzo proceda i suoi studi all'estero e nel giro di qualche giorno lo fa partire alla volta del primo di una lunga serie di collegi.
Distante dalla famiglia e solo con se stesso il ragazzo si trova vincolato dal suo radicato senso del dovere ed affronta lo studio con tutta la diligenza di cui è capace, immerso nello studio relega nel dimenticatoio i sentimenti che aveva iniziato a provare ed inconsciamente li bolla d'essere responsabili di quell'allontanamento che pur dandogli un'eccellente istruzione lo ha strappato dalle sue radici quando era poco più di un ragazzino.

Nello stesso periodo della sua vita (in un momento non precisamente definito della giovinezza) vi è il terzo ed ultimo evento determinante, il ragazzo riconosce nelle mani di un altro uomo il coltello a serramanico che era appartenuto al padre e rispondendo alla voce del suo codice di onore e sangue indaga sull'uomo fino a scoprire che faceva parte del gruppo di assassini del genitore. Da quella scoperta il suo battesimo del sangue che avviene in modo sanguinoso e truculento e durante il quale il ragazzo vendica furiosamente il padre uccidendo l'uomo con il serramanico ed infierendo sul suo cadavere prima di mettersi sulle tracce degli altri responsabili.

Date le basi per lo strano rapporto del personaggio con la propria sfera sentimentale, definito il suo rapporto con il dovere ed il conseguente successo nello studio ed avviatolo sulla via dell'omicidio ho cercato di figurarmelo e mi sono costruito l'idea di un individuo di buona cultura, abituato a muoversi in società e sufficientemente lucido e razionale per rendersi conto di avere la necessità di costruire intorno a se un alone di rispettabilità dietro cui poter nascondere la propria vera natura. Un esperto di dinamiche sociali perfettamente consapevole che il diverso attrae l'attenzione e capace quindi di mimetizzarsi, di amalgamarsi con coloro che lo circondano senza però riuscire realmente a comprendere il vero significato di tutti i gesti e le emozioni che ha imparato tanto bene a simulare.

Chiudo qui, forse in maniera un po' artificiosa, questo primo post dedicato a Manoel. L'ora è tarda, le palpebre calano e mi sono reso conto che ci sono molte altre cose che potrei dire, preferisco quindi prendermi in un'altra occasione il tempo per farlo con calma piuttosto che elencarle alla rinfusa solo per poter giungere alla fine.


P.s. Di recente mi sono trovato a riguardare le prime serie di Dexter e non ho potuto far a meno di notare diverse similitudini tra i due. Considerando il successo riscosso dalla serie ed il fatto che la creazione di Manoel è antecedente alla messa in onda di Dexter di diversi anni devo dire che ne sono rimasto molto soddisfatto.

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